Gioco Cooperativo Archives - ToyMagazine https://www.toymagazine.it/tag/gioco-cooperativo/ La tua vetrina sul mondo dei Giochi e dei Giocattoli Fri, 08 May 2026 18:45:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 L’Isola Proibita https://www.toymagazine.it/articoli/5999/lisola-proibita/ Sat, 09 May 2026 06:45:00 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=5999 L’Isola Proibita è arrivato come regalo di compleanno per me totalmente inaspettato… L’Isola Proibita l’abbiamo conosciuto ad un evento organizzato da Gdt Roma Player, che ve lo dico a fare? Io e Paolo abbiamo in quell’occasione provato un gioco in fase di testing: ynaros fallin’ (nel frattempo è stato lanciato su kickstarter ed è possibile […]

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L’Isola Proibita è arrivato come regalo di compleanno per me totalmente inaspettato…

L’Isola Proibita l’abbiamo conosciuto ad un evento organizzato da Gdt Roma Player, che ve lo dico a fare? Io e Paolo abbiamo in quell’occasione provato un gioco in fase di testing: ynaros fallin’ (nel frattempo è stato lanciato su kickstarter ed è possibile comprarlo) mentre i nostri figli erano intrattenuti con appunto L’isola proibita. Finita la nostra partita siamo andati a vedere quella in corso di Anto e Tommy, ed erano contentissimi e presissimi, così io mi sono segnata questo gioco come interessante per giocare in famiglia.

  • Numero giocatori: 2-4
  • Età: 8/10+ (sulla scatola sono riportate entrambe)
  • Casa editrice recensita: Uplay edizioni
  • Autori: Matt Leacock
  • Altre versioni: Il deserto Proibito
  • Ingombro sul tavolo: Medio*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante, tavolo da 6+ persone)

Appena arrivato i bambini lo hanno voluto rigiocare subito, io naturalmente avendo solo visto la partita ma non giocato, non ricordavo assolutamente nulla delle regole del gioco, ma fortunatamente il regolamento è uno dei più corti e semplici che ci sia in giro.

L’Isola Proibita è un collaborativo in cui andremo a cercare 4 manufatti e una volta trovati dovremo scappare dall’isola che nel frattempo sta sprofondando nelle acque. Come tutti i collaborativi è più facile dirsi che farsi!

Il gioco ha componenti molto belle: la scatola di latta è fantastica, ed i manufatti in plastica anche; tutto ha un suo posto nella scatola, le carte sono abbastanza spesse e le tessere sono belle resistenti. La scatola è contenuta e portabilissima. E’ divertente il fatto che sono indicate due età di gioco diverse (8 e 10), chissà, magari erano indecisi… o, più realisticamente, è un errore di stampa.

All’interno troviamo un regolamento molto contenuto, lineare e molto veloce da leggere, i 4 manufatti: La Pietra della Terra – La Statua del Vento – Il Cristallo del Fuoco – Il Calice dell’Oceano (io avrei detto “leone” “fontana”, “fuoco” e “terra”, chi ha pensato i nomi ha fatto un ottimo lavoro) realizzati in plastica dura. Poi 28 carte artefatto (con retro rosso), 24 carte inondazione (con retro blu), 6 carte avventuriero, 24 tessere isola a doppia faccia (il retro è terreno inabissato), 6 pedine in legno ed infine un misuratore del livello dell’acqua sul quale andremo a montare l’indicatore in plastica.

L’autore è anche autore di Pandemia (di cui trovate recensione qui) ed infatti si riconosce subito il meccanismo praticamente identico. Questo titolo però è caratterizzato dal fatto di essere velocissimo; la meccanica funziona molto bene, ma naturalmente è un gioco molto soggetto all’alea, data dalla pesca delle carte.

Ultimamente l’ho fatto giocare a Luisa e Francesco, mi hanno fatto notare che la grafica risulta un po’… come dire… polverosa, vecchia; in realtà io avevo apprezzato invece questa grafica un po’ datata.

Il setup del l’Isola Proibita consisterà nel costruire l’isola posizionando le tessere in una griglia 4×4 più 2 tessere collocate accanto ad ogni lato in corrispondenza delle due centrali. Collocheremo gli artefatti negli angoli e sistemeremo i due mazzi (artefatto e inondazione) in modo che siano raggiungibili a tutti; poi posizioneremo il misuratore del livello delle acque al centro del tavolo, impostando il livello di difficoltà prescelto. Distribuiremo casualmente le carte degli avventurieri, una a testa; quelle rimaste si ripongono nella scatola.

Infine collocheremo le pedine dei giocatori sulla tessera iniziale (caratterizzata dal disegno della pedina), e pescheremo le prime 6 carte allagamento, girando i 6 tasselli isola corrispettivi, sul lato “inabissato”.

Al nostro turno possiamo svolgere fino a 3 azioni tra:

Muovere: si sposta la pedina su una tessera adiacente ortogonalmente (ma non diagonalmente), anche su una tessera inabissata ma non in uno spazio dove manca una tessera.

puntellare: girare una tessera che si trova adiacente a quella in cui si trova la nostra pedina che si trova sul lato inabissato e riportandola su lato asciutto,

Giocare una carta artefatti: passare una carta nella nostra mano ad un altro giocatore che si trovi nella stessa tessera,

Recuperare un artefatto: conquistare un manufatto recandosi sulla tessera corrispondente (ce ne sono 2 per ogni manufatto) e scartando 4 carte manufatto che lo rappresentano.

Dopo aver compiuto le 3 azioni il giocatore di turno pescherà 2 carte dal mazzo manufatti: in questo mazzo oltre a esserci carte che rappresentano i diversi manufatti, troveremo anche carte speciali che ci permettono azioni extra e purtroppo anche carte innalzamento delle acque che, se pescate, innescano un meccanismo specifico all’interno del gioco.

Infine si pescano un certo numero di carte inondazione secondo il livello dell’acqua attuale; ogni carta inondazione ci costringerà a girare su lato inabissato una tessera, oppure, se la tessera è già su lato inabissato, dovremo eliminarla dal gioco.

Nel momento in cui viene pescata la carta “Innalzamento Acque” aumenta il livello dell’acqua. Questa carta rimette in gioco tutte le precedenti carte allagamento scartate, aumentando così la possibilità di farci eliminare tessere già inabissate.

Come già detto ne l’Isola Proibita si vince se, una volta presi i 4 artefatti, tutti i giocatori raggiungono la pista di atterraggio e almeno un giocatore (al suo turno) gioca la carta “decollo in elicottero”, ma è possibile perdere in tantissimi altri modi diversi: se la tessera pista si inabissa, se un qualsiasi giocatore si trova su una tessera che si inabissa e non vi è nessuna tessera adiacente raggiungibile a nuoto, se il livello dell’acqua raggiunge il Teschio, e poi se si eliminano entrambe le tessere di un manufatto ancora da prendere.

L’Isola Proibita è un bel cooperativo che, nonostante sia uscito dopo, introduce benissimo alle meccaniche di pandemia. Può essere proposto questo scopo ad un neofita dei cooperativi; dalla sua parte ha il tema molto accattivante “alla Indiana Jones” (a dispetto del tema dei virus di pandemia) ma soprattutto una velocità di partita e una chiarezza delle meccaniche veramente insuperabile.

L’ambientazione è sentita e ben resa. C’è una certa variabilità perché le tessere sono sistemate casualmente sulla griglia e gli avventurieri sono pescati alla cieca; inoltre il sistema della pesca produce partite sempre diverse.

La meccanica del L’Isola Proibita è semplice e lineare, perfetta anche per giocare con bambini più piccoli dell’età previste: in effetti mio figlio Tommy lo ha giocato a 7 anni senza problemi.

L’Isola Proibita è molto aleatorio (come lo è pandemia) nella pesca, che effettivamente è il punto focale del gioco: si pescano gli artefatti e si pescano le inondazioni, nel mentre cercheremo di costruire una strategia di gruppo, ma non senza sperare in un poco di fortuna!

Molti giocatori non amano questo tipo di cooperativi (e pandemia per lo stesso motivo), invece io trovo che sia molto piacevole ogni tanto scontrarsi con qualcosa di ineluttabile (vallo a spiegà a Pepper Potts…).

Un “neo” che caratterizza tutti i cooperativi è rappresentato dall’eventualità che al tavolo ci sia un Alpha player che cercherà di orientare tutte le decisioni dei giocatori secondo i suoi schemi; l’unico modo per evitare questa situazione, è non proporlo a caratteri troppo impositivi.

Ha senso averlo in libreria, quando si possiede già Pandemia e Star Wars the clone wars? Per noi si! La durata è assolutamente diversa, ed i temi così vari consentiranno di far avvicinare alla stessa meccanica, un maggior numero di persone restie ad uno dei temi sopracitati. Certamente, avendo giocato pandemia, troveremo l’isola proibita una versione molto più semplificata, ma il feeling di gioco rimane assolutamente valido e piacevole.

Esiste anche la versione Il deserto proibito, non avendolo provato non mi pronuncio, ma so che amplia le casistiche di gioco in una nuova location, il deserto appunto!

La meccanica de l’Isola Proibita è semplice lineare e perfetta anche per giocare con bambini più piccoli dell’età definite dalla scatola, effettivamente Tommy lo ha giocato a 7 anni senza problemi, è un ottimo introduttivo ai cooperativi e naturalmente a Pandemia!

Gioco super approvato in casa nostra, e sicuramente verrà portato in giro durante le feste Natalizie!

Il commento di mio marito: “Più veloce ma sempre pericoloso…”

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Dalla serie: Sblocca la Porta Città e Wild https://www.toymagazine.it/articoli/4019/dalla-serie-sblocca-la-porta-citta-e-wild/ Mon, 28 Jul 2025 12:37:54 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=4019 Sblocca la Porta Città è arrivato grazie al regalo di Natale di zio Fabio e zia Sara ad Antonio e Tommaso, per loro era la prima esperienza di un gioco con la meccanica stile escape room. Sblocca la Porta Wild è stato richiesto direttamente da loro! In Sblocca la Porta Città abbiamo un cooperativo con […]

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Sblocca la Porta Città è arrivato grazie al regalo di Natale di zio Fabio e zia Sara ad Antonio e Tommaso, per loro era la prima esperienza di un gioco con la meccanica stile escape room. Sblocca la Porta Wild è stato richiesto direttamente da loro!

In Sblocca la Porta Città abbiamo un cooperativo con 3 avventure ambientate, indovina un po’, in tre città diverse: Parigi, Londra e Roma (antica) e quindi 3 scenari diversi. La scelta delle città la trovo azzeccatissima rispetto al target dei bambini perché sicuramente le conoscono almeno di nome. In Sblocca la Porta Wild abbiamo altre 3 avventure cooperative ambientate nella natura selvaggia. Si passa dai fondali marini al deserto, (abisso, deserto, giungla) inutile dire che anche queste ambientazioni sono azzeccatissime!

prepariamoci a giocare Sblocca la porta città

Informazioni generali valide per entrambe le scatole

  • Numero giocatori: 1-6
  • Età: 8+
  • Casa Editrice Recensita: Clementoni
  • Autori: Francesco Berardi, Pasquale Facchini e Massimo Di Leo
  • Altre versioni esistenti: Sblocca la Porta PoketSblocca la Porta DeluxeSblocca la Porta Freetime
  • Ingombro sul tavolo: Minimo*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

I materiali sono buoni e fondamentalmente avremo per ogni città o ambiente naturale, a seconda della scatola scelta: un tabellone, un mazzo incellofanato che non andrà mescolato assolutamente, schede fronte retro (3 per ogni città, 4 per ogni ambiente naturale) e degli oggettini in cartoncino da utilizzare (3 per Parigi e Londra, 14 per Roma, 3 per abisso, 6 deserto e 4 per giungla) sono evidenti i collegamenti delle schede e degli oggetti con la città perciò guardare il materiale sul regolamento è solo una formalità ed i bambini sono in grado di capire cosa prendere in autonomia a seconda dell’avventura scelta, anche per la scatola con gli ambienti naturali i materiali sono abbastanza riconoscibili, ma non tutti così immediati perciò uno sguardo al regolamento in questo caso è necessario. La grafica è ottima, evocativa e coerente con il target fel prodotto.

sblocca la porta wild-scenario giungla

La meccanica del gioco di Sblocca la Porta Città è invariata a seconda della scatola scelta: iniziando dalla prima carta, avremo quindi una sequenza di enigmi (come nelle escape room) che ci porteranno a pescarne altre fino a che raggiungeremo il termine della missione. A questo punto potremo verificare, guardando le carte rimaste, se saremo riusciti a raggiungere la vittoria dello scenario.

Parlando del primo approccio con questo tipo di giochi mi concentrerò sulla scatola Sblocca la Porta Città!

Antonio e Tommaso hanno voluto giocare già il 25 dicembre la prima avventura (Parigi) e nonostante fosse la prima volta in assoluto che si scontravano con un gioco che propone degli enigmi, di base sono matematici e visivi in particolare, lo hanno giocato con molto entusiasmo e sono stati in grado di risolvere quasi tutti gli enigmi pensandoci un poco e senza indicazioni da noi adulti, dico quasi tutti perché all’inizio dovevano entrare nella logica di un gioco ad enigmi perciò i primi due o tre enigmi hanno avuto bisogno di un vago aiuto da parte nostra più che altro per visualizzare la domanda fatta (era un aiuto del tipo: guardate tutti i materiali che avete a disposizione… non fermatevi a leggere solo la carta con l’enigma…).

Partita in corso

Durante le altre due avventure di Sblocca la Porta Città noi genitori siamo stati solo degli spettatori; questo dice una cosa fondamentale, quando si parla di giochi di enigmi stile escape room, e cioè: che gli enigmi sono assolutamente tarati sulle competenze di bambini che partono dalla terza elementare.

Ho trovato un giusto grado di difficoltà negli enigmi matematici, che ha costretto i miei figli a fare varie ipotesi e provare varie combinazioni di operazioni matematiche e quindi hanno ripassato tabelline, sottrazioni e somme, i quesiti di logica e quelli visivi erano ben fatti e dopo un po’ di ragionamento li hanno risolti tranquillamente, i quesiti che volevano l’uso del materiale in cartoncino erano leggermente più “sofisticati” in quanto l’uso del materiale non era sempre esplicato in maniera chiara (ai loro occhi) e si poteva ottenere una risposta apparentemente valida anche usandolo in maniera non corretta, questo ha fatto si, soprattutto durante l’avventura antica Roma, che i bambini siano arrivati alla fine ed abbiano scoperto di non aver risolto l’enigma, niente paura perché ricomposto il mazzo hanno ripercorso l’avventura e ragionando cercando di capire quale fosse stato l’errore lo hanno trovato da soli e portato a termine l’avventura in modo corretto, non vi dico la soddisfazione!

Scenario antica Roma- scatola sblocca la porta città

Naturalmente quando hanno avuto Sblocca la Porta Wild conoscendo già il gioco non hanno avuto bisogno di noi per intavolarlo e lo hanno padroneggiato molto bene, nonostante gli enigmi non fossero sempre semplici!

Scenario giungla- scatola sblocca la porta wild

Per me Sblocca la Porta Città in generale è molto valido e visto l’entusiasmo dei miei figli che addirittura lo avrebbero portato alla festa di compleanno di Tommaso per giocarci con i compagni di scuola, direi che piace molto al target al quale si rivolge, il gioco naturalmente non ha fini pedagogici particolari oltre all’ovvio stimolo per il calcolo matematico ed il pensiero laterale, che fa in maniera divertente e leggera.

Noi lo abbiamo giocato, la prima volta in 4 e le altre avventure sempre in due, sicuramente in più bambini si avrà bisogno di un adulto che gestisca possibili conflitti tra ipotesi di soluzioni diverse e soprattutto bisognerà gestire un ipotetico “Alpha player” (mazza che figa che sono ad usare sti termini!!!) con questo termine si indica un giocatore che tende a prendere il sopravvento sugli altri e dare le soluzioni od imporre le proprie scelte agli altri, di fatto impedendogli di giocare, questo tipo di situazione è classica in tutti i cooperativi e solitamente se si hanno amici che tendono ad avere questo tipo di atteggiamento al tavolo non si proporranno titoli collaborativi come in questo caso.

scenario Parigi

Se avete figli dalla terza elementare e cercate un gioco da tavolo diverso dai soliti direi che questa linea Sblocca la Porta Città può essere certamente un buon acquisto, la meccanica dell’escape room è ben tarata sui bambini e piace veramente molto .

Di recente abbiamo portato Sblocca la Porta Città anche ad eventi organizzati da Gdt Roma Player, e ha riscosso molto interesse perciò credo diventerà un titolo da proporre spesso.

Considerazioni valide per entrambe le scatole: la scatola è molto comoda, avrei apprezzato un qualche elemento interno per separare i materiali, perchè una volta defustellato il materiale ed aperto i mazzi di carte questi si mescoleranno inevitabilmente nella scatola e dovremo andare a risistemare tutto il materiale ogni volta che vorremo affrontare un’avvventura.

Certamente facendo passare moltissimo tempo potremmo rigiocare un’avventura già affrontata perchè c’è la possibilità di non ricordare le soluzioni, ma sicuramente non è un gioco concepito per esser rigiocato ed infatti continuano a uscire nuove espansioni (ultima in uscita è Freeetime).

Il commento di mio marito: “non ho potuto far altro che guardare i figli giocare!”

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Oltre https://www.toymagazine.it/articoli/4868/oltre/ Wed, 28 Aug 2024 06:57:00 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=4868 Oltre è stato il regalo di Natale dell’anno scorso per tutta la famiglia, scelto da mio marito. I nostri figli, avendo già provato moltissime meccaniche, sono difficili da colpire; così abbiamo pensato di provare il genere narrativo a campagna ed Oltre è perfetto per loro, che chiedono di giocarlo in continuazione. (*Minimo: tavolino da bar; […]

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Oltre è stato il regalo di Natale dell’anno scorso per tutta la famiglia, scelto da mio marito.

I nostri figli, avendo già provato moltissime meccaniche, sono difficili da colpire; così abbiamo pensato di provare il genere narrativo a campagna ed Oltre è perfetto per loro, che chiedono di giocarlo in continuazione.

la scatola

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante, tavolo da 6+ persone).

partita in corso

In Oltre saremo dei Ranger della Satrapia (ma perché non dei cavalieri????) che dovranno difendere il territorio, risolvendo problemi e affrontando difficoltà, guadagnando prestigio e gloria. Ogni personaggio ha sue caratteristiche specifiche e abilità, che risulteranno piuttosto importanti nella risoluzione dei problemi e delle prove che andremo ad affrontare durante il gioco.

Oltre è un gioco cooperativo e, come di consueto, si vince solo in un modo, concludendo cioè in maniera positiva la cronaca scelta, ma si può perdere in diverse maniere, nella fattispecie tre: fallendo l’ultima sfida, o facendo precipitare a zero gli indicatori del prestigio o della difesa.

Un indiscutibile punto di forza di Oltre sta nel fatto che la storia che andiamo a giocare, con tutte le sue evoluzioni verrà letta come dalle pagine di un libro: la componente narrativa sarà dunque molto sentita anche perché, spesso ci troveremo davanti a decisioni che ci verranno presentate da carte lette da altri, senza conoscerne i dettagli né gli esiti possibili, quasi confrontandoci con una narrazione aperta di esiti possibili. L’introduzione di questo meccanismo secondo me è stata una scelta vincente perché rende Oltre un gioco molto immersivo.

Io non amo giochi che abbiano molto testo da leggere, perché spesso questo allunga parecchio il tempo di gioco. Con Oltre è tutta un’altra faccenda, poiché in effetti la narrazione degli eventi anche se riguardanti altri cavalieri ti prende. Tra l’altro, avendo alle spalle un numero considerevole di partite, posso dire che la grande varietà di eventi e di sviluppi narrativi che i diversi mazzi e libri di cronache consentono, si integrano sempre in maniera coerente con la narrazione principale. Questo lo trovo fantastico e fa capire veramente la mole di lavoro che deve esserci stata dietro ad un titolo del genere.

Per quanto mi riguarda, trovo questo gioco interessante anche dal punto di vista pedagogico, perché non solo aiuta i bambini nella lettura, ma anche nella comprensione e nell’ascolto, ma li abitua anche ad affinare le capacità di calcolo e di decisione in condizioni di informazione limitata, il tutto nel contesto di una narrazione avvincente piena di scenari fantastici, personaggi cattivi, portali magici e tutto ciò che un universo fantasy può produrre… L’unica cosa che io non riesco a spiegarmi è la completa assenza del concetto di “cavaliere”…

Oltre ha componenti stupende, a cominciare dalla scatola stessa che è strutturata in 4 forzieri che consentiranno di tenere tutto il materiale in ordine; poi ci sono i ranger in legno sagomato e dipinto con dettagli molto curati; altrettanto curate sono le rispettive plance personaggio che si rifanno alle vetrate medievali e gotiche, sulle quali troveremo indicazioni circa la storia le caratteristiche del personaggio, nonchè dei poteri di cui è dotato. Sempre in legno sono gli altri indicatori, i cubi successo e i dadi, eccezion fatta per il dado dei luoghi che è in plastica.

Tutti gli altri segnalini sono in cartone spesso, colorati e ben fatti, e tutte le carte presenti hanno un ottimo spessore.

Avremo inoltre un tabellone comune contenente i tracciati prestigio e difesa e che rappresenta Satrapia sulla quale i nostri ranger dovranno spostarsi: divisa in 8 regioni con altrettanti villaggi ed incombenze (problemi da risolvere) e al centro una fortezza, all’interno della quale dovremo ricostruire gli edifici cadenti. Poi c’è il tabellone dove si colloca la cronaca scelta (ne avremo varie: 2 corte e 5 lunghe, a seconda del tempo a disposizione per giocare), sul quale posizioneremo anche  le carte: evento, incarico, incombenza e problema, e che contiene anche un tracciato temporale con l’indicatore avversità. Insomma da leggere non mancherà!

Il giocatore di turno lancia il dado e muove l’indicatore avversità, compie le azioni indicate sulla casella dove è capitato e poi effettua due azioni diverse col suo Ranger. il gioco procede scandito dalle carte cronaca che ci raccontano l’avanzare della storia: ogni cronaca procede in modo diverso, obbligandoci in taluni casi ad effettuare scelte improvvise o a cambiare repentinamente il percorso che ci eravamo prefissati.

A tutto questo si aggiungono i problemi che andranno ad affliggere le popolazioni locali, gli eventi che danneggeranno irreparabilmente il nostro turno (o turni) e l’incarico ricevuto dai nostri superiori che condizionerà in qualche modo il nostro stile di gioco per la partita.

partita in corso

Essendo Oltre un gioco narrativo di carte è scontato che ad un certo punto si arrivi ad aver visto tutte le cronache ed aver letto tutte le carte. Nonostante questo, avendo a disposizione 7 cronache diverse e soprattutto 11 incarichi diversi che potremo andare a mescolare, le partite saranno sempre diverse! Tra l’altro alcune cronache presentano due diverse condizioni di vittoria, una meno performante dell’altra, così che potremo rigiocare la stessa cronaca cercando di fare meglio dell’ultima partita e vincere meglio.

Oltre si avvicina al gioco di ruolo per la sua forte componente narrativa, rimanendo però a tutti gli effetti un gioco da tavolo avvincente e soprattutto per tutti, giocatori rodati o meno, nonni, zii e chiunque sappia leggere ad alta voce. A noi piace moltissimo e lo giochiamo spesso la domenica; Tommaso, poi, è il fan più accanito di tutti. Non abbiamo l’espansione che inserisce nuovi scenari anche più cupi, ma finora non ne abbiamo sentito la necessità; anche se, devo dire che la curiosità è tantissima…

Il commento di mio marito: io canto le donne, i ranger, l’arme, gli amori

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Furbi come Volpi https://www.toymagazine.it/articoli/4736/furbi-come-volpi/ Wed, 17 Jan 2024 10:28:24 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=4736 Furbi come volpi è arrivato a casa dopo una spedizione conoscitiva… Durante la pandemia i ludo pub non potevano lavorare e così, i proprietari della Civetta sul comò (locale famoso a Roma) hanno lanciato un nuovo negozio (dapprima on line e poi fisico). Non appena si è tornati ad uscire di casa, siamo andati a […]

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Furbi come volpi è arrivato a casa dopo una spedizione conoscitiva… Durante la pandemia i ludo pub non potevano lavorare e così, i proprietari della Civetta sul comò (locale famoso a Roma) hanno lanciato un nuovo negozio (dapprima on line e poi fisico). Non appena si è tornati ad uscire di casa, siamo andati a conoscerli! In realtà avremmo dovuto solamente prendere un regalo per il nostro amico Giovanni, cosa che abbiamo fatto, ma con i figli al seguito, ti pare che potevamo uscire senza prendere qualcosina anche a loro?

scatola
  • Numero giocatori: 2-4
  • Età: 5+
  • Casa Editrice Recensita: Creativamente
  • Autori: Shanon, Lyon, Marisa Pena e Colt Tipton-Johnson
  • Ingombro sul tavolo: Medio*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante, tavolo da 6+ persone).

Alberto ci ha proposto Furbi come Volpi e, capito che si trattava della versione tradotta in Italiano di Verfuxt, lo abbiamo preso di corsa.

i componenti

Furbi come Volpi è abbastanza “famoso” perché spesso suggerito come titolo appassionante per i bambini. È un gioco di deduzione (investigativo collaborativo) molto ben fatto con materiali buoni e grafica molto curata. Il tema è presto descritto: una volpe ha rubato una torta, e le galline detective devono individuare il colpevole prima che scappi.

Il setup di Furbi come Volpi è molto semplice: c’è un tabellone sul quale troviamo il percorso che dovrà fare la volpe per arrivare alla tana e le slot indizio dove posizioneremo delle carte a forma di nuvola dei fumetti (veramente molto belle, danno l’idea del “mi hanno detto che il colpevole aveva gli occhiali…”); dal centro del tabellone partiranno gli investigatori, rappresentati da segnalini carinissimi a forma di cappello alla Sherlock. Ai lati del tabellone invece andranno messe coperte tutte le carte-sospettato che andremo a girare quando i dadi ce lo consentiranno.

Come ultima cosa bisogna poi inserire la carta del colpevole, scelta al buio fra le carte-sospettato, all’interno dello scanner.

Furbi come Volpi gira abbastanza velocemente, al suo turno, ciascun giocatore dichiarerà se vuole camminare sul tabellone per cercare nuovi indizi oppure puntare a girare una carta-sospettato. Naturalmente non bastano le intenzioni: per poter svolgere l’azione dichiarata tutti i dadi lanciati devono restituire il simbolo ad essa corrispondente (l’occhio per scoprire la carta sospettato, le zampette per muoversi), per ottenere questo risultato avremo a disposizione massimo 3 lanci per turno.

partita in corso

Se otteniamo i simboli necessari potremo svolgere l’azione dichiarata; altrimenti, la volpe si muoverà verso la sua tana.

Furbi come Volpi è un ottimo gioco deduttivo, aiuta il bambino a ragionare per esclusione ed inclusione. Ogni volta che raggiungeremo un indizio, lo collocheremo sullo scanner per sapere se il colpevole indossa o meno l’oggetto corrispondente: gli occhiali, l’ombrello, il cappotto etc etc… e quindi, man mano che gireremo carte-sospettato, potremo decidere di eliminarli dalla lista degli indiziati, in base a ciò che indossano o meno. Ogni personaggio ha 3 oggetti/indumenti specifici perciò si può facilmente eliminare sospettati anche solo trovando oggetti che non sono indossati dal ladro di turno.

Secondo noi la parte più ingegnosa è quella dello scanner. E’ uno strumento in plastica all’interno del quale si inserisce, senza guardare, la carta della volpe colpevole. Ha un alloggiamento sul quale si posiziona, una volta raccolto, il Cartoncino-Indizio appena preso. Tirando uno sportello, da un forellino presente sul cartoncino, capiremo se alla carta nascosta corrisponde o meno quell’oggetto (semplicemente vedendo comparire il colore bianco o verde). Se è verde, l’indumento o accessorio testato è effettivamente indossato dalla volpe colpevole. Lo scanner funziona in maniera meccanica senza bisogno di ausili come le batterie.

dettaglio

Furbi come Volpi era già diffuso, prima della localizzazione italiana ad opera di Creativamente, nella versione inglese e tedesca. In effetti essendo un gioco indipendente dalla lingua, superato lo scoglio iniziale della lettura del regolamento (che comunque in qualche modo si riesce a tradurre) è possibile giocarlo tranquillamente anche nelle versioni straniere.

Moltissimi giocatori con figli negli anni lo hanno comprato e giocato, tanto da indurre Creativamente a tradurlo e portarlo in Italia. Il suo successo è dato dal fatto che nel 2017 era stato raccomandato per i più piccoli dalla giuria dello Spiel des Jahres e nel 2018 ha vinto il premio di Cannes come miglior gioco per bambini. E come ulteriore prova del suo successo con i bambini, basta dire che la prima volta che AntoMatto di Gdt Roma Player ci è venuto a trovare, i bambini hanno subito tirato in ballo Furbi come volpi e glielo hanno fatto provare.

partita con AntoMatto

Diciamo che se si ha un figlio di 5 anni e si vuole un gioco deduttivo, Furbi come Volpi ora anche in versione italiana, è un must have!

Il commento di mio marito: Per intenderci, lo sportellino che piace tanto a mia moglie, è la versione semplificata degli scanner del vecchio cluedo

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Harry Potter Hogwarts Battle https://www.toymagazine.it/articoli/4333/harry-potter-hogwarts-battle/ Thu, 09 Nov 2023 15:04:26 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=4333 E perché no… Incanti e Pozioni! Harry Potter Hogwarts Battle è uno dei più bei regali mai ricevuti… naturalmente fortemente richiesto dalla sottoscritta! Ebbene sì, ammetto di essere un’amante dei libri della Rowling, e questo gioco è una trasposizione veramente ben riuscita delle vicende dei 7 libri…anzi dei film! (*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo […]

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E perché no… Incanti e Pozioni!

Harry Potter Hogwarts Battle è uno dei più bei regali mai ricevuti… naturalmente fortemente richiesto dalla sottoscritta!

Ebbene sì, ammetto di essere un’amante dei libri della Rowling, e questo gioco è una trasposizione veramente ben riuscita delle vicende dei 7 libri…anzi dei film!

la scatola
  • Numero giocatori:2-4
  • Età: 11+
  • Casa editrice recensita: Asmodee (2020)
  • Espansioni ed altre versioni: La scatola dei mostri (nuovo personaggio Luna) – incanti e pozioni (porta il gioco fino a 5 giocatori, nuovo personaggio Ginny) – harry Potter Hogwarts battle difesa dalle arti oscure (gioco per due giocatori)
  • Autori: Forrest- Pruzan Creative, Kami Mandell, Andrew Wolf e Joe Van Wetering
  • Ingombro sul tavolo: importante*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante, tavolo da 6+ persone).

le scatole per ogni anno da giocare

Il gioco utilizza la grafica dei film; è un cooperativo in cui noi potremo metterci nei panni di Harry, Hermione, Ron o Neville e cercare, di anno in anno, di sconfiggere i vari Mangiamorte di turno e naturalmente arrivare a combattere “Tu sai chi”!

La prima volta che lo abbiamo giocato è stata alla presentazione dell’uscita del gioco da Strategia e Tattica, ci siamo trovati a giocarlo con una coppia in cui io e lei eravamo le fan ed i nostri accompagnatori avevano la disposizione d’animo del “ce tocca”, mentre giochiamo a noi ragazze suona il cellulare…avevamo la sigla di Harry Potter… più immersivo di così!

i token vita, oscuro signore, colpo, denaro

Harry Potter Hogwarts Battle è un deck building, cioè un gioco di carte in cui abbiamo un mazzo base, diverso per ogni personaggio e che rispecchierà abbastanza fedelmente le caratteristiche caratteriali dei 4 personaggi, e che potremo andare ad incrementare comprando di volta in volta carte disponibili nel mercato. Ad ogni turno si rivela un numero di carte evento, definito dall’anno scolastico in corso, che imporrà delle condizioni di penalità per i giocatori; poi si valuteranno le conseguenze degli attacchi che riceviamo dai Mangiamorte in gioco in quel momento, e solo dopo queste fasi dei cattivi, potremmo finalmente utilizzare le carte della nostra mano, o almeno quelle rimaste…le nostre carte ci daranno: incantesimi per colpire i Mangiamorte, denaro per comprare nuove carte, alleati ed oggetti, che ci aiuteranno a guarire le ferite riportate dallo scontro o poteri di attacco ulteriori. Nei vari anni/livelli di gioco, vengono introdotte nuove abilità e potenziati i personaggi… effettivamente i nostri eroi crescono e quindi accresceranno le loro abilità di combattimento esattamente come accade nei film.

partita in corso

Harry Potter Hogwarts Battle è bellissimo: anche i miei figli, non particolarmente amanti di Harry Potter, anzi per molto tempo restii a guardare anche un solo film, erano incuriositi dalla scatola, veramente bella da vedere e soprattutto con spazi organizzati per ogni singola cosa. Una mattina mio figlio più piccolo, molto al di sotto dell’età indicata, mi ha implorato di farlo provare, io non ho avuto cuore di dire no e siam partiti col primo anno – che in realtà è più una demo che una vera partita – e mi son stupita di come abbia capito al volo le regole e le meccaniche del gioco; l’unica cosa che rallentava un po’ il ritmo era la necessità di leggere i testi di ogni carta. Con i miei figli sono arrivata a giocare il quinto anno e siam rimasti lì…perchè il gioco è veramente cattivo. Antonio e Tommaso si sono appassionati tantissimo, e mi chiedono spesso di giocarci, anche perché per passare da un anno al successivo, condizione necessaria è aver sconfitto tutti i Mangiamorte dell’anno in corso: perciò è capitato spesso di dover giocare più volte lo stesso anno e questo ha “incattivito” molto i miei figli. (il tempo passa e siamo arrivati a giocare tutti e sette gli anni!!)

Harry Potter Hogwarts Battle è un gioco che sente molto la casualità, in quanto ogni partita avrà un setting differente, dato dalla pesca delle carte. Nelle partite sarà praticamente impossibile giocare e pescare tutte le carte del mercato perciò potrebbe accadere, come è successo a noi, di scoprire l’esistenza di una qualche carta dopo tantissime partite, in quanto mai pescata prima, e magari non riuscire neanche ad accaparrarsela durante l’intera partita. Tommy soffre un po’ il fatto di non aver  sempre i soldi necessari a comprare le carte che ha puntato, diciamo che lui punta carte molto costose… in più il gioco impedisce di accumulare i soldi dei turni precedenti, questo aspetto serve per rendere più strategica la scelta delle carte da comprare al mercato e limita la nostra scelta.

partita in corso

Trovo che la meccanica cooperativa sia ben concepita, occorre molta sinergia tra i giocatori: prendersi cura degli altri (prerogativa di Neville)lasciare le carte al personaggio che ne massimizza il potere (ad esempio la carta di Dobby ad Harry), bonus in denaro per personaggi che hanno più capacità di lanciare incantesimi (Hermione)… insomma dettagli che, specialmente  ai giocatori alle prime armi, stimolano il lavoro di squadra e che, a mio parere, rispecchiano molto l’idea della Rowling sulle relazioni tra questi personaggi.

Il gameplay sarà molto lineare- pesco carte e gioco carte- e potrebbe risultare ripetitivo. Come deck building ci sono due cose che in teoria ci si aspetterebbe di fare ed invece Harry Potter Hogwarts Battle non prevede. Poter eliminare carte prese in precedenza per alleggerire il nostro mazzo (ma le espansioni introducono questa possibilità e correggono questo “bug”) e poter cambiare tutte le carte disponibili nel mercato con una azione, cosa che invece il gioco permette di fare una sola volta a partita (anche qui entrano in scena le espansioni: Incanti e Pozioni introduce carte che ci permetteranno di pulire il mercato). Questi aspetti sono stati aggiunti dai giocatori, nel gioco base, tramite home rules: noi in realtà non ne abbiamo mai sentito il bisogno finora, ma magari nel futuro accadrà. (oppure no, avendo comprato anche l’espansione Incanti e Pozioni).

I materiali sono belli e robusti, ci troveremo ad avere un mare di carte, ed al 7 anno saranno veramente troppe, da mescolare e tantissimi segnalini soldi, lampi e altre cosucce che non vi dico per non togliervi il gusto della sorpresa. Lo consiglio veramente tanto se siete amanti dell’universo potteriano: è un gioco economicamente impegnativo rispetto ad altri a tema maghetto con gli occhiali,ma trovo che valga la cifra che chiede sia per quanto riguarda i materiali ,sia soprattutto per l’esperienza di gioco. Ho fatto giocare praticamente chiunque capiti a casa mia con Harry Potter Hogwarts Battle e non c’è stato uno che non abbia detto di volerlo rigiocare per andare avanti negli anni e scoprire le nuove sfide.

la scatola dell’espansione

Ora, come al solito, i miei figli non ammettono che possa mettermi nei panni di un maschio e con loro sono costretta ad essere sempre Hermione; mi ero un pò stancata di non avere altra scelta e così mi son fatta regalare anche l’espansione Incanti e Pozioni che aggiunge il personaggio di Ginny, e porta il gioco fino a 5 giocatori totali.

dentro la scatola espansione

Naturalmente l’espansione porta con sè appunto nuovi incanti e pozioni ma anche nuove difficoltà, oltre ad aggiungere altri 3 cattivi: può essere giocata dal 6 anno in poi. Io e Paolo l’abbiamo provata subito  e ci siamo resi conto che aggiunge veramente tante cose al gioco, che però lo rendono troppo impegnativo giocato coi nostri figli, perciò aspetteremo che raggiungano l’età indicata, in effetti molto realistica. L’unica nota dolente è che il dorso delle carte di questa espansione ed il colore della plancia per il 5 giocatore è leggermente diverso rispetto al gioco base. E’ un fastidio estetico che non pregiudica l’esperienza di gioco. *Nel frattempo i figli crescono ed hanno giocato con successo anche l’espansione, anzi devo dire che l’apprezzano tantissimo, perché introduce molte cosine che rendono il gioco ancora più longevo ai loro occhi.

Mia cugina Luisa ha Harry Potter Hogwarts battle difesa dalle arti oscure, che è la versione da due giocatori: in realtà si tratta a tutti gli effetti di un gioco diverso, non più cooperativo, ma competitivo e che riproduce più o meno il duello dei maghi che viene insegnato da Piton e Allock nel club dei duellanti del secondo anno. È un deck-building puro, dalle regole lineari e altamente rigiocabile,perché il mazzo è composto da un gran numero di carte, perciò ogni partita è diversa. Il gioco ha un solo punto che non mi ha convinto: la durata delle partite, molto lunghe per due soli giocatori…in un caso è durato il tempo medio di un Harry Potter Hogwarts Battle del 5 anno in 4 giocatori. Magari io e mia cugina non siamo molto capaci di combatterci ed abbiamo tergiversato (chiacchierato) molto durante il duello…

Il commento di mio marito: Carino anche per i non amanti del genere!
Il mio commento : si capisce che mio marito non sopporta Harry Potter?

Trovi il gioco qui

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Invaders https://www.toymagazine.it/articoli/2290/invaders/ Fri, 25 Nov 2022 13:16:32 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=2290 Piovono alieni dal cielo! Con Invaders dovremo salvare la terra da un’invasione …ma di alieni molto simpatici… (*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone) Noi lo abbiamo provato essendo parte di un gruppo di tester per la Clementoni, che ringraziamo. Pochissimi componenti ed una scatola veramente contenuta nelle […]

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Piovono alieni dal cielo! Con Invaders dovremo salvare la terra da un’invasione …ma di alieni molto simpatici…

  • Numero giocatori: 2-4
  • Età: 7-99
  • Versione recensita: Clementoni
  • Autori: Carlo A. Rossi
  • Ingombro sul tavolo: Minimo*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

La scatola

Noi lo abbiamo provato essendo parte di un gruppo di tester per la Clementoni, che ringraziamo.

Pochissimi componenti ed una scatola veramente contenuta nelle dimensioni, anche se non può esser definita tascabile. Abbiamo una piccola plancia sulla quale andremo a posizionare di volta in volta le tessere alieno ed un mazzo di carte che indicheranno l’ordine cromatico secondo il quale gli alieni “scenderanno” sulla terra .

I componenti

Invaders è classificato come gioco con meccanica Memory. In realtà, non sono molto d’accordo: direi piuttosto che si tratta di una meccanica più complessa, se vogliamo di “calcolo a ritroso”. Il gioco si articola in due fasi: quella di pianificazione, nella quale, a turno pescheremo 6 tessere che posizioneremo a formare 3 pile, fino ad esaurirle. In questa fase, di qui il richiamo al Memory, dovremo cercare di memorizzare la sequenza di colore degli alieni che posizioneremo in ogni pila; infatti capiterà di pescare delle tessere razzo che ci permetteranno di bombardare 3 alieni di diverso colore. Sarà importante posizionarla in una colonna contenente alieni di quei colori. Avremo inoltre la possibilità di mettere 3 razzi in riserva per usarli nella seconda fase del gioco.

Devo dire che questa fase per me risulta assolutamente difficile da svolgere, un po’ perché Tommaso si ostina a distribuire gli alieni nelle diverse pile, più a sentimento che ragionandoci su; un po’ anche perché le tessere da mettere sono tante, e solitamente già a partire dal 3 turno di pesca non riesco a ricordare più nulla.

Setup iniziale

Terminata la prima fase, le pile vengono girate a faccia in sotto, così che gli alieni potranno essere scoperti nella esatta sequenza in cui li abbiamo posizionati. A questo punto inizierà l’invasione, che verrà scandita da un mazzo di carte. Al proprio turno, ogni giocatore girerà una carte che indicherà quante tessere dovranno essere posizionate sulla plancia e da quale pila dovranno essere prese. In questo modo si creeranno colonne di alieni che scendono sulla terra.

Ogni volta che verrà girata una tessera razzo verranno tolti, se ci sono, gli alieni del colore indicato già posizionati su quella stessa linea. Possiamo decidere di usare uno dei 3 razzi in riserva prima di girare la carta invasione; questo aiuta, se una certa linea di invasione è molto avanzata.

Avremo vinto, se, terminate le carte invasione, resteranno ancora degli spazi liberi sulle linee di invasione: viceversa, vincerà Invaders se, nell’eseguire gli effetti di una carta, ci troveremo a non avere più spazio per collocare gli alieni. Alcune varianti già previste dal gioco rendono poi la meccanica ulteriormente complessa.

La partita è persa…

Antonio è restio a giocarci perché non ama i giochi di fortuna, cosa che invece al fratello piace molto. Perciò lo ho giocato molto con Tommaso che, essendo molto difficile vincere, desidera sempre riprovarci. Invaders ha una durata contenuta e non è affatto impegnativo perciò si gioca bene anche a sera dopo una giornata di compiti. Se si hanno figli convinti di essere estremamente sfortunati, come pensa di essere Antonio, non ve lo consiglio: lo vivranno con frustrazione. Chi invece ha un figlio come Tommaso, estremamente sicuro di sé ed amante delle sfide, allora si divertirà a giocare con questi alieni molto divertenti.

Il commento di mio marito: Piuttosto aleatorio, ma in ogni caso carino

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Come ti scelgo il gioco da tavolo https://www.toymagazine.it/articoli/1718/come-ti-scelgo-il-gioco-da-tavolo/ Wed, 09 Nov 2022 07:47:00 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=1718 Una guida semiseria per i profani Adoro leggere i libri, da quando mia madre mi regalò un’edizione per bambini di “Piccole donne”. Da allora ne ho divorati migliaia, ma la modalità di scelta è rimasta pressoché la stessa: guardo il titolo, la copertina, e già l’ho scelto! Crescendo, poi, ho scoperto che, magari, leggere anche […]

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Una guida semiseria per i profani

Adoro leggere i libri, da quando mia madre mi regalò un’edizione per bambini di “Piccole donne”. Da allora ne ho divorati migliaia, ma la modalità di scelta è rimasta pressoché la stessa: guardo il titolo, la copertina, e già l’ho scelto! Crescendo, poi, ho scoperto che, magari, leggere anche quelle due righe sulla quarta di copertina poteva aiutare…

Ecco, più o meno, seguo lo stesso metodo anche quando scelgo un gioco! Se mi piace il nome, vale la pena approfondire, e così guardo la scatola: per un attimo mi chiedo se entrerà nella mia libreria, poi accantono il pensiero dicendomi che un posto lo troverò sicuramente. Poi c’è la componente “grafica e materiali”: a me piacciono i giochi molto colorati, che hanno elementi 3D, che includono tanti oggettini, Meeples (i segnalini dei personaggi, di solito stilizzati), casette, dadini, meglio se in legno, al limite in carta.

Ma al di là di queste considerazioni di ordine estetico-affettivo, esistono certamente criteri un pochino più “scientifici”, ma comunque alla portata dei profani, per non andare proprio a caso. In particolare, possiamo considerare questi fattori: tema del gioco, durata, meccanica, numero e qualità dei giocatori.

Il tema del gioco è molto importante, e se si tratta di un regalo, forse anche decisivo. Se, ad esempio, il mio amico è appassionato di western, andrò su un Bang, piuttosto che su un Co2, di argomento ambientalista. Agli appassionati di giardinaggio consiglierò invece Topiary, e così via. Bisognerà ancora considerare se si prediligono le ambientazioni simil-reali e immersive, o se si è più portati alle configurazioni e alle rappresentazioni astratte.

Su di uno stesso tema saranno poi disponibili diverse meccaniche ed esperienze di gioco piuttosto varie, secondo che si tratti di un gioco di carte, di piazzamento lavoratori, di gestire le risorse, di affidarsi ad un lancio di dadi…Le meccaniche possono effettivamente decidere il successo del gioco che compreremo, e molto faranno affinché sia giocato fino al logoramento o, piuttosto, sia lasciato a prendere polvere in una libreria. Anche qui bisogna imparare a conoscere noi stessi (o i giocatori a cui destineremo il gioco): se si è più inclini all’azzardo delle carte o dei dadi, se si prediligono strategie di lungo termine, o se si ha invece una mentalità piuttosto “gestionale”. Se poi i destinatari sono già esperti, potremmo scegliere un gioco con più elementi da gestire, altrimenti sarà meglio prediligere giochi con poche regole lineari.

Quanto alla durata, troveremo utili indicazioni nelle informazioni stampate sulla scatola. Io tendo a distinguere i giochi in questo modo:

  • Giochi che “una partita tira l’altra”: non troppo impegnativi, del tipo che li puoi fare mentre rispondi alla chat di scuola su Wapp; solitamente sono sotto la mezz’ora.
  • Quelli in cui devi essere presente, in cui le distrazioni telefoniche potrebbero risultare fatali… e di solito durano tra la mezz’ora e i 90 minuti.
  • Quelli infiniti, in cui l’attenzione richiesta è quasi pari a quella di un esame universitario. Di solito chi li gioca viene segnalato a Chi l’ha visto. Questo genere non abbiamo mai avuto abbastanza tempo per poterlo giocare.

Come regola generale: Se la durata indicativa rimane entro i 60/90 minuti, che di solito è il mio massimo, già si sta facendo prepotentemente largo nella mia libreria.

Attenzione, però, l’indicazione di durata non è così affidabile: mio marito mi distrugge a Santorini in 5 minuti, e non è il suo tempo di gioco: il fatto è che i nostri gusti in fatto di meccaniche non sono del tutto affini ed un gioco scacchistico come Santorini riesce assai meglio a lui che a me.

Personalmente poi, preferisco i giochi con poco da leggere mentre si gioca, quelli che vengono definiti “indipendenti dalla lingua”, perché non hanno praticamente testo nel materiale che usiamo, carte o tessere che siano; il fatto è che sono un po’ impaziente…

E qui passiamo allo scoglio “giocatori”. In effetti è fondamentale capire, in primo luogo in quanti si gioca. Noi ad esempio, siamo soliti giocare con amici e parenti; tendenzialmente siamo in 4 ma capita, durante le feste, di arrivare ad 8. Ora, è bene sapere che il più dei giochi è per 2-4 giocatori, che effettivamente è la media. Comunque sul numero dei giocatori la scatola potrà darvi indicazioni inequivocabili. Quel che non potrà mai dirvi, però, è con quali persone val la pena di giocare a quel gioco.

Scatola di Villainous

Nel nostro gruppo, abbiamo amici con cui intavoliamo giochi dalle meccaniche astratte e strategiche tipo Azul o Santorini, altri preferiscono giochi di piazzamento lavoratori come Viticulture ed Endeavor; abbiamo poi giochi di carte abbastanza trasversali come Villainous o Colt express. In presenza di persone poco avvezze, ma desiderose di provare, intavoliamo giochi collaborativi, come Pandemia. Poi c’è il party-game, il classico gioco che tiri fuori dopo cena, tanto per aiutare la digestione; e quelli spesso sono da 3-12 giocatori. Noi ne abbiamo vari, anche perché sono amatissimi dal piccolo di casa. Qui citerei Jungle Safari e Happy salmon!, per i più piccoli (o anche per adulti che vogliono ridere), i classici Dixit o Las Vegas Party, o ancora il supercaciarone Misantropia. Giochiamo inoltre moltissimo con i nostri figli, quindi abbiamo molti titoli pensati per loro, come Ice team e Jurassic snack.

Un capitolo a parte è quello dei giochi Legacy: hanno meccaniche particolari che richiedono un gruppo fisso di giocatori, poiché sono concepiti in modo che lo scenario si modifichi ad ogni sessione di gioco; è come scrivere una storia giocando: ogni scelta sarà definitiva e deciderà il prosieguo futuro di ogni altra partita. Il loro limite è appunto che se li si inizia a giocare con determinate persone, in seguito non si potrà modificare il numero di giocatori e, in effetti, non sarà neanche bene giocarli con persone diverse da quelle iniziali. Perciò, o si dispone di un gruppo ben motivato e fedele, intenzionato a giocare nel tempo, oppure non si riuscirà ad intavolarli come si vorrebbe…questo è il motivo per cui non abbiamo Legacy in libreria, anche se ne proveremmo volentieri un paio.

Pandemia: componenti

Sulle scatole di alcuni giochi si trovano poi dei loghi strani: ecco, quelli possono aiutarci a capire molto. Il primo che mi viene in mente è il simbolo assegnato al vincitore del concorso “Gioco dell’anno”: viene conferito da una giuria in occasione della manifestazione del Lucca Comics & Games. Questo premio viene dato ai giochi “introduttivi”; quelli, per capirci, che sono alla portata di tutti, di solito facili da capire e con un regolamento leggero, che si risolve in poche pagine. Ecco, nella nostra libreria ce ne sono parecchi con questo logo, perché all’inizio della nostra carriera di giocatori ci siamo aggrappati a questa scialuppa per non disperderci in mezzo al mare ludico, e devo dire che ci ha sempre portato a riva sani e salvi!

Analoghi premi vengono assegnati anche in Francia, Spagna e Germania, perciò non è raro che sulle scatole si trovino le rispettive menzioni: “As d’or-Jeu de l’Année”, “Juego del Año”, “Spiel des Jahres”. Colt express, ad esempio presenta sia quello italiano sia quello tedesco, e all’epoca vinse pure il titolo spagnolo; della serie, prendetelo ad occhi chiusi!

La scatola di colt express

Altro dato da tenere in considerazione, è l’età consigliata. Questa indicazione, però, è spesso fuorviante perché dipende dalle prescrizioni di legge e dai sistemi di classificazione dei diversi Paesi; così, ad esempio, succede che alcuni giochi riportino un minimo di età che potrebbe essere tranquillamente abbassato.

Certamente poi, tutti questi elementi – età, tipologia e meccanica del gioco, durata – possono essere valutati al meglio, perché no, provando il gioco in prima persona: ci sono molti negozi e locali specializzati che lo permettono!

Oppure ci sono le recensioni: potete trovare intere partite su youtube, e vi consiglio di vederle… anche se può essere un’arma a doppio taglio, perché da quando guardo le partite, ho depennato solamente un paio di titoli dalla mia lista dei desideri, a fronte di non so quanti altri titoli aggiunti!

Infine, com’è giusto che avvenga, rimane sempre una certa dose di azzardo. C’è il gioco che scopri per caso leggendo un commento su fb, e che, senza conoscere meccanica, numero di giocatori, né durata, decidi che sarà tuo, fosse l’ultimo gioco che compri (impossibile)! Ma come non vedere un segno del destino in certi titoli? Così mi è arrivato Villages of Valeria: “Valeriaaaaaaa! Si chiama Valeriaaaaaaaaa…mio, mio, miooooooo!”. Ecco, un gioco si può comprare anche così, uno solo però, non esagerate; tanto poi, al limite, se proprio non dovesse piacervi, potrete sempre regalarlo. In fondo, come dice sempre mia cugina Luisa, un gioco sbagliato può capitare, ma serve anche quello per capire cosa ci piace e trovare quello giusto al prossimo giro! A me è andata bene, perché Villages of Valeria ci è piaciuto molto. Ma come poteva non essere un buon prodotto? In fondo porta il mio nome…

I Componenti di Villages of Valeria

Come acquisto IO:

  • Valeria: : “Paolooo, ho visto un unboxing (cioè: gente strana che guarda altra gente strana che apre una scatola e ne tira fuori il contenuto), dobbiamo assolutamente comprarlo, è bellissimo!”
  • Paolo: “come si gioca?”
  • Valeria: “Hai visto i bambù tutti colorati?”

Come acquista Paolo:

  • VALERIA: ”Paolo, ho fatto il carrello; metti i dati della carta che non vorrei fare casini!”
  • PAOLO: “—“

questi ed altri giochi li trovi qui

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Avanti, piccoli pesci! https://www.toymagazine.it/articoli/2048/avanti-piccoli-pesci/ Thu, 27 Oct 2022 12:41:22 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=2048 Un sabato insieme ai parenti è stata l’occasione per giocare insieme a Carletto, un nipotino molto simpatico e vispo che ha la fortuna di avere due genitori giocatori, e che alla veneranda età di due anni possiede già una nutrita collezione di giochi da tavolo adatti a lui. Io e la mamma curiosavamo nella loro […]

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Un sabato insieme ai parenti è stata l’occasione per giocare insieme a Carletto, un nipotino molto simpatico e vispo che ha la fortuna di avere due genitori giocatori, e che alla veneranda età di due anni possiede già una nutrita collezione di giochi da tavolo adatti a lui. Io e la mamma curiosavamo nella loro libreria di titoli, e appena Carlo ha sentito nominare Avanti, piccoli pesci! è corso a prenderlo. Così lo abbiamo intavolato: io, Tommy, Antonio e Carlo.

  • Numero giocatori: 2-6
  • Età: 3-7
  • Versione recensita: Ravensburger (multilingua)
  • Autori: Gunter Burkhardt
  • Ingombro sul tavolo: Minimo*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

La scatola

Avanti, piccoli pesci! é un gioco cooperativo dalla meccanica semplicissima: basti pensare che è stato Carlo stesso a spiegarlo e sistemarlo sul tavolo. E questo è già un punto a favore del gioco.

Il setup è velocissimo: si mette la barchetta tridimensionale con i due pescatori ad una estremità del percorso, che sarà costituito da 5 strisce di fiume davanti alla barca, la striscia contenente i disegni dei pesci, ed altre 5 strisce di fiume prima del mare. Poi, si posizionano i pesci sui rispettivi simboli colorati. A questo punto, tutto è pronto, e il primo giocatore può tirare il dado.

Setup iniziale

Il dado mostra sei facce di colore diverso, corrispondenti ai colori dei quattro pesci e a quelli dei due pescatori. Ogni volta che uscirà il colore di uno dei pescatori, si rimuoverà la striscia di cartone davanti alla barchetta. Quando invece uscirà il colore associato ad uno dei pesci, questo avanzerà sulla striscia di fiume davanti a lui. Attenzione, però, perché quando, uscito il colore dei pescatori, rimuoveremo una striscia di fiume, i pesci in essa presenti saranno considerati pescati, e dunque riposti nella barchetta. Trattandosi di un cooperativo, si danno due esiti possibili: se i pesci che raggiungeranno il mare saranno più dei pesci pescati, avremo vinto noi, altrimenti.

E’ assolutamente un gioco di fortuna, perciò il gap di età tra Antonio (8 anni), Tommy (6 ) e Carlo (2) non si è sentito per nulla. Tutti hanno giocato divertendosi molto e nessuno si è sentito frustrato o in difficoltà durante la partita, la quale, peraltro, è durata quanto basta per non annoiare né il piccolo Carlo, né i giocatori adulti.

Partita in corso

I materiali sono molto belli e vivaci, la barchetta stupenda e robusta; naturalmente, poi, i personaggi ed il dado sono in legno.

Sento di proporre questo gioco a chi vuole iniziare i bimbi più piccoli al gioco organizzato, e di società. Dal punto di vista cognitivo aiuta a sviluppare l’associazione colore-movimento e, naturalmente, può essere un modo divertente per imparare i colori. Certamente il target rimane limitato ai più piccolini, e inevitabilmente, tolto il gusto di qualche partita occasionale, non sarà di grande appeal per quelli più grandicelli. Stando però alla mia esperienza, e soprattutto all’entusiasmo che ho visto in Carletto, direi che se avete figli di quella fascia di età, vale assolutamente la pena giocarlo!

Il commento di mio marito: che dire, è un gioco di dadi…ai piccoli, però, piace; e questo è tutto

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Back to the future: Dice through time https://www.toymagazine.it/articoli/1762/back-to-the-future-dice-through-time/ Thu, 04 Aug 2022 07:27:00 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=1762 Nell’anno che ricorderemo tutti per la pandemia, sono usciti in italiano dei giochi molto interessanti. Fra questi c’era Back to the future, che a me è arrivato a Natale, come regalo inaspettato ed assolutamente gradito. (*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone) Back to the future è un […]

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Nell’anno che ricorderemo tutti per la pandemia, sono usciti in italiano dei giochi molto interessanti. Fra questi c’era Back to the future, che a me è arrivato a Natale, come regalo inaspettato ed assolutamente gradito.

  • Numero giocatori: 2-4
  • Età: 10+
  • Versione recensita:Ravensburger (2020)
  • Autori: Ken Franklin, Chris Leder, Kevin Rogers, Matt Taylor
  • Ingombro sul tavolo: importante*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

La scatola

Back to the future è un cooperativo. Non abbiamo moltissimi cooperativi in libreria perché, erroneamente, pensavo non ci potessero piacere, mancando la competizione fra giocatori; poi mi sono convinta a provare Pandemia, gioco cooperativo per eccellenza, e lì abbiamo scoperto un amore incondizionato per questo tipo di gioco. Back to the future è capace di dare un’esperienza di gioco assolutamente piacevole, nella quale, qualsiasi sia il numero dei giocatori, la sensazione è di avere tutto sotto controllo, fin quasi troppo facile…ed infatti abbiamo sistematicamente perso! Il bello dei giochi cooperativi, a parer mio, sta proprio lì: nella sensazione che in fondo hai tutto sotto controllo, che il gioco è semplice e che la strategia adottata è quella vincente, e poi…

Materiali

Back to the future si compone di una plancia, nella quale sono rappresentati alcuni luoghi-chiave dei film, collocati su quattro linee temporali diverse: il presente di Marty (1985) il futuro (il 2015 come se lo immaginavano allora) e poi il passato, il 1955 e il 1885 (ricordate quando Doc è finito nel Far West?). Poi quattro DeLorean in plastica dura di colori diversi, una in ciascuna linea temporale, con le quali ci muoveremo orizzontalmente, da un luogo all’altro di quell’epoca, oppure trasversalmente da un’epoca all’altra.. ma attenzione a non incontrare noi stessi! Naturalmente non poteva mancare Biff, anzi ben quattro Biff da prendere a pugni, al grido di “Hey tu, porco, levale le mani di dosso!”. A guidare i nostri movimenti nello spazio-tempo, un mazzo di carte evento, che inevitabilmente incasinerà i nostri piani, aggiungendo situazioni da risolvere, privandoci di dadi utili… eh sì, in questo gioco i dadi la fanno da padroni, non l’avevo scritto?

Sarà nostro compito rimediare ai paradossi prodottisi a causa dei viaggi nel tempo, riportando alcuni oggetti sparsi qua e là, ciascuno alla sua giusta collocazione spazio-temporale: ad esempio il vestito da ballo della mamma di Marty, finito non si sa come in un improbabile Far West!

Ad ogni turno lanceremo i nostri dadi e cercheremo di coordinarci per ottimizzare i movimenti di ciascuno. Un aspetto molto interessante di Back to the future, è l’introduzione del “dado oscillatorio”, ovvero la previsione della possibilità di lasciare uno dei nostri dadi in uno qualsiasi dei luoghi della nostra linea temporale, mettendolo a disposizione di chiunque passi in quel luogo in una delle linee temporali successive alla nostra. Come nel film: vi ricordate la lettera scritta da Doc a Marty? Ecco, il dado oscillatorio funziona proprio così: io lascio un oggetto alla Torre dell’Orologio nel 1885, così che chiunque ne abbia bisogno potrà recarsi alla Torre ed usarlo nell’epoca che gli serve.

La plancia di gioco

Le carte sono belle e piccoline, la plancia robusta, i token DeLorean e Biff sono bellissimi, i dadi sono colorati…insomma, il materiale direi che è buono!

Back to the future, al momento di questa recensione, è stato giocato molto; lo abbiamo proposto a giocatori occasionali ed anche a non giocatori: tutti hanno chiesto di poterlo re-intavolare. La prima partita risulta sempre più caotica, ci vuole qualche turno per capire il gioco e le sue dinamiche e di solito, nelle prime partite, quando i giocatori soddisfatti esclamano: “aaaah, finalmente ho chiaro cosa fare!” di lì a un turno si chiuderà con una sconfitta, motivo principale per cui tutti chiedono di rigiocare. La seconda partita si gioca con più cognizione di causa e con più strategia di gruppo, ma il risultato rimane invariato; il gioco ci inganna facendocela credere fino all’ultimo, e non ci si rende conto facilmente di quanto il continuum spazio-temporale si stia incasinando… insomma, Marty, ma tu come cavolo ci sei riuscito per ben 3 film?!

La partita

Inoltre, è possibile giocare a diversi livelli di difficoltà: le vostre chances di vittoria tenderanno infatti a ridursi secondo che sceglierete di giocare le varianti soft o quelle più cattive, alle quali – altra chicca per gli appassionati – gli autori del gioco hanno pensato bene di assegnare nomi piuttosto evocativi : passerete più o meno indenni all’Esperimento di scienze; ma già le cose inizieranno a farsi difficili se giocherete in modalità Siamo sul pesante!; le vostre speranze di vittoria diverranno pressoché nulle nella variante Grande Giove!; ma se proprio volete che il gioco vi maltratti, passate direttamente al livello Nessuno può chiamarmi fifone!

A noi Back to the future piace: non sarà il gioco del secolo, ma sinceramente quello ancora non l’ho giocato! Passerete una serata spensierata, tra l’altro ci sarà sempre qualcuno che, ad un certo punto del gioco, vorrà sfoggiare qualche citazione dai film: perché chi è che non ha amato Ritorno al futuro?

Citazione sul token 1 giocatore

Il target di età definito sulla scatola mi sembra assolutamente azzeccato. Ai nostri due bambini non abbiamo ancora proposto Back to the future: in primo luogo, perché della saga conoscono solo il primo episodio, e dunque dobbiamo aspettare che vedano anche gli altri, se non vogliamo spoilerare la storia; ma soprattutto perché penso che un gioco che usa i dadi in maniera predominante e vuole una visione strategica anche piuttosto astratta, risulterebbe troppo complicato per bambini di 6 e 8 anni. Che un oggetto appartenente nel passato possa essere cercato nel futuro e viceversa non è un concetto così semplice da gestire per dei bambini, almeno questa è la mia impressione: credo perciò che certamente glielo faro provare, ma nel futuro.

Il commento di mio marito: Dove andrete non servono le strade…

Trovi il gioco qui

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Andor Junior https://www.toymagazine.it/articoli/2186/andor-junior/ Mon, 06 Jun 2022 07:27:00 +0000 https://www.toymagazine.it/?p=2186 Io: “Miei prodi cavalieri di Andor, siete pronti alla ricerca dei lupacchiotti?” Tommy:” Sì, però io faccio l’arciere! Tu fai la Maga, mamma!” Anto:“io faccio il cavaliere!” Diciamo che a questo gioco io ho poca scelta… (*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone) Lo abbiamo comprato in vista […]

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Io: “Miei prodi cavalieri di Andor, siete pronti alla ricerca dei lupacchiotti?” Tommy:” Sì, però io faccio l’arciere! Tu fai la Maga, mamma!” Anto:“io faccio il cavaliere!”

Diciamo che a questo gioco io ho poca scelta…

  • Numero giocatori: 2-4
  • Età: 7+
  • Versione recensita: Giochi uniti
  • Altre versioni: Leggende di Andor (versione principale)- leggende di Andor: l’ultima speranza espansione- Le leggende di Andor: Chada e Thorn espansione
  • Autori: Inka Brand, Markus Brand e Michael Menzel
  • Ingombro sul tavolo: Importante*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

La scatola

Lo abbiamo comprato in vista di periodi di isolamento invernali e, non avendo giochi di genere narrativo, abbiamo scelto di provare con un gioco che ci sembrava un buon introduttivo.

Andor junior è piaciuto tantissimo ai miei figli. E’ un gioco di avventura e magia, in cui andremo ad esplorare il nostro tabellone/mappa di Andor con lo scopo di ritrovare 3 lupacchiotti dispersi sulle montagne; il problema – anzi, di problemi ne avremo molti in verità – è che il territorio è infestato da orchi e mostri che tentano di arrivare al castello di Andor e che noi nel nostro cammino dovremmo cercare di ricacciare indietro.

In tutto questo scenario ti pare potesse mancare un drago? Infatti non manca, e pian piano si avvicinerà al castello anche lui, e solo sconfiggendo le orde di mostri potremo rimandarlo indietro nel suo percorso. Fin qui tutto a posto… peccato che ci sia pure un guardiano delle montagne che, non contento di vederci così indaffarati, ci darà 3 compiti, da pescare a caso tra le carte missione a disposizione, e solo quando li avremo portati a termine ci permetterà di iniziare la ricerca dei lupi sulle montagne.

Un setting iniziale

Sul tabellone ci saranno delle tessere-ombra che andremo a scoprire, ogni volta che finiremo il nostro movimento su quella casella: potranno darci soldi, legna, oggetti utili nel combattimento… oppure, faranno entrare in gioco nuovi mostri! Tommaso punta a girare tutte le tessere, sperando di trovare qualche mostro da combattere. Ogni personaggio ha un certo numero di gettoni-energia e, quando li avrà esauriti tutti, dovrà andare a dormire; per quel turno, non potrà fare più nulla. Quando tutti i giocatori sono andati a dormire, si determina la fine del giorno, in attesa del nuovo sole. Peccato però che la notte favorisca i mostri ed il drago…

I combattimenti si risolvono tirando i dadi del proprio personaggio, e questo è il motivo per cui io devo essere la maga. La storia è breve: nella nostra primissima partita feci la maga, che in teoria sarebbe potentissima, avendo tanti incantesimi a disposizione nel proprio dado… io in quella partita non ne ho tirato fuori neanche mezzo . Così mi sono data il nome di Maga Sbagliona: la cosa è piaciuta tanto ai miei figli che ora posso essere soltanto la Maga Sbagliona. Solo in un paio di occasioni mi hanno permesso di essere la nana, ma non ero altrettanto divertente.

Dettaglio personaggi

Andor Junior è veramente un bel gioco. Bellissimo che ci sia per ogni personaggio una versione femminile ed una maschile, cosa rara da trovare (nel mio caso praticamente indifferente). Bellissimo il tema, molto sentito dai bambini, dell’avventura. L’uso dei dadi nei combattimenti, con la possibilità di andare ad aiutare un compagno, è meccanica nota in questo tipo di giochi e quindi assolutamente funzionale. Unico possibile neo, è il momento in cui il giocatore ha finito l’energia e sta dormendo:il downtime può essere noioso, se gli altri giocatori non sono veloci nel fare le loro mosse. Per il resto, il divertimento non manca.

Le carte compito

Lo abbiamo proposto ai coetanei dei miei figli, ma anche ad adulti che non avevano mai provato giochi narrativi – come noi, del resto -, ed è sempre piaciuto moltissimo.

Mio fratello Stefano ha Le leggende di Andor, quello vero per capirci, un pomeriggio ha portato il suo e lo abbiamo intavolato insieme; inutile dire che è più complesso, e soprattutto molto più lungo.

Una partita in corso

Ai miei figli è piaciuto comunque molto giocare a Le leggende di Andor ma hanno un po’ sofferto la durata. A chi è indeciso, direi questo: se vi vedete seduti al tavolo per lungo tempo, andate su Le leggende di Andor, altrimenti scegliete Andor junior. Noi siamo per giochi abbastanza contenuti nel tempo e direi che con Andor junior abbiamo assolutamente fatto centro; mio fratello e sua moglie non disdegnano invece anche un gioco molto lungo e quindi adorano giocare a Le leggende di Andor. Insomma, il nome Andor è una garanzia in tutte le sue varianti, per chi cerca un gioco avventuroso, e vi assicuro che piace a tutti!

Il commento di mio marito: UN nano, un mago, un elfo, un cavaliere…dove l’ho già sentita?…

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