Da oggi fino a domenica la Fiera di Bologna si riempirà di appassionati giocatori, inizia infatti Play Festival del Gioco, la principale fiera italiana dei giochi da tavolo.
Play si sviluppa su quattro padiglioni: il padiglione 20 è interamente dedicato agli editori del mondo del gioco da tavolo, grandi e piccoli; il padiglione 18 è dedicato al gioco di ruolo e ai giochi di miniature; nel padiglione 15 trovano spazio le associazioni ludiche, i giochi scientifici e i giochi digitali con la grande Ludoteca, cuore pulsante del festival; il padiglione 16 è il grande spazio dedicato ai giochi per famiglie e ai giochi di carte collezionabili. Nell’ammezzato si possono intraprendere grandi avventure di gioco di ruolo multi tavolo in Sala Opera oppure avvincenti tornei di giochi da tavolo nell’ammezzato del Pad. 20; quattro sale sono riservate al ricco il programma di incontri e conferenze.
Le protagoniste: grandi ospiti internazionali
A Play sono presenti game designer di fama internazionale: figura di spicco è Tory Brown, attivista e visionaria game designer, ospite d’onore di questa edizione. E’ autrice del grande successo Votes for Women, pluripremiato gioco da tavolo che catapulta i partecipanti nel cuore del movimento per il suffragio femminile negli Stati Uniti, coprendo gli eventi storici dal 1848 al 1920 come annunciato dall’editore Devir, il titolo vedrà finalmente la luce in una versione tradotta in italiano nel corso del 2026. Questa operazione editoriale non solo arricchisce il panorama ludico nazionale, ma sottolinea anche la crescente rilevanza e centralità del mercato italiano nel contesto internazionale del gaming.
Avery Alder, designer queer canadese, da diciannove anni progetta giochi che esplorano le identità non conformi, le relazioni, la comunità, la precarietà e la fine del mondo. I suoi giochi, come The Quiet Year, mirano a decostruire l’idea dell’eroe solitario a favore di una narrazione
collettiva e trasformativa. Alder sottolinea l’importanza di creare sistemi che non solo divertano, ma sfidino i giocatori a riflettere sulle strutture di potere e sulle relazioni umane.
Tra le ospiti anche Banana Chan, pluripremiata game designer e fondatrice di Read/Write Memory, celebre per l’uso innovativo dell’orrore e del folklore come strumenti di indagine socioculturale. Nota per titoli rivoluzionari come Jiangshi: Blood in the Banquet Hall e per contributi a franchise iconici come Dungeons & Dragons, il suo stile fonde meccaniche sperimentali e temi d’identità. La sua visione trasforma il gioco di ruolo in un’esperienza tattile e profonda, premiata con prestigiosi riconoscimenti come i Dicebreaker e gli ENnie Awards.
Sempre più grande l’Area Scientifica
Oltre ai gamers, Play ospita chi i giochi li inventa, li realizza e li distribuisce, e anche chi ci lavora costruendo progetti di ricerca innovativi basati sul gioco, negli ambiti disciplinari più vari. A conferma del ruolo fondamentale del gioco nei processi di apprendimento e studio, anche
quest’anno Play conta su collaborazioni di importanti realtà scientifiche e istituzionali. Obiettivo dell’area è quello di consolidare il ruolo di Play come riferimento nazionale per il gioco inteso non solo come intrattenimento, ma anche come strumento educativo, culturale e di cittadinanza attiva. Tra gli enti e le università che hanno già confermato la loro partecipazione a Play 2026 si trovano nomi di grande rilievo: il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa), l’Istituto Nazionale di
Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e realtà accademiche prestigiose come l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, l’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Università degli Studi di Firenze, l’Università di Genova, l’Università degli Studi di Torino,
l’Università degli studi di Parma e la Scuola IMT Alti Studi Lucca, che fanno di Play un punto di forza della loro attività di Terza Missione.










