Fall Fest è un gioco della nuova linea lanciata da Lisciani: Rainy Days (come Gli Ultimi Giorni di Mu testato qui) che guarda ad un pubblico con età più alta rispetto al suo standard e devo dire che mi aveva incuriosito parecchio, tanto da farmi mandare una copia, cosa di cui ringrazio molto Lisciani Giochi.

L’estate volge al termine e gli abitanti del bosco si preparano per la tanto attesa Festa d’Autunno! È il momento di mettersi alla prova, formare le squadre più forti e dare il meglio nell’annuale Competizione dei Mestieri. Fall Fest è un gioco di strategia dove scegliere con saggezza le carte da giocare, radunandole in set omogenei tutti della stessa Gilda dei mestieri o della stessa Casata di animali.

  • Numero giocatori: 2-5
  • Età: 12+
  • Versione recensita: Lisciani Giochi
  • Autori: Filippo Landini e Arianna Medei
  • Ingombro sul tavolo: Medio*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante, tavolo da 6+ persone).

Il set up di Fail Fest inizia in base al numero dei giocatori al tavolo, si distribuiscono una mano di 9 carte a ciascuno, si costituisce il mercato centrale di carte (formato da 3 pile di due carte ed il mazzo di pesca), e si posiziona il mazzo di carte foglia sul tavolo insieme alle 4 carte bonus e le 3 carte alleanza dei topi, e siamo pronti ad iniziare la partita.

Fall Fest è un set collection con meccaniche abbastanza semplici ed immediate. Per poter calare un set omogeneo dovremo per prima cosa eliminare 1 o 2 carte dalla nostra mano: il punteggio ottenuto dalla somma dei valori di queste carte eliminate definisce il numero di carte che potremo calare dalla nostra mano per formare i vari set. Un set sarà attivo se formato da almeno 3 carte, e possiamo tenere sul tavolo un solo set non attivo (formato da 1 o 2 carte) alla volta.

I set si formano associando le carte per mestiere o per casata: abbiamo 3 mestieri diversi (fornai, carpentieri e costruttori) e 6 casate diverse (topi, volpi, orsi, tassi, gufi e lepri).

Inoltre ogni personaggio di qualunque casata e mestiere possiede un valore da 1 a 3 che oltre ad essere utilizzato per calare le carte, potrà servire per formare set di valore: vale a dire set formati da carte di mestieri o casate differenti dello stesso valore (1-2 o 3).

Dopo aver calato le carte potremo prendere dal mercato due carte scegliendo una delle 3 colonne disponibili (che saranno poi rifornite da nuove carte pescate dal mazzo).

Abbiamo inoltre delle carte bonus (costruttori – carpentieri – fornai – casata) che possono essere reclamate non appena si raggiunga un certa maggioranza nel possesso di carte afferenti ad una certa casata o mestiere. Questi bonus ci consentiranno di ottimizzare l’acquisizione di carte dal mercato, ma possono esserci rubati da un giocatore che riesca a soffiarci la relativa maggioranza. Per la sola casata dei topi vi sono 3 carte maggioranza che non possono essere rubate: ciascun giocatore avrà la possibilità di reclamarne una sola per tutta la partita.

Quando un giocatore è riuscito a calare tutte le carte della sua mano, prenderà una carta foglia, che varrà 2 punti vittoria alla fine del gioco e tornerà a pescare 9 carte dal mazzo. Quando l’ultima carta foglia sarà stata presa si innescherà la fine della partita.

Al termine della partita di Fall Fest si procederà a conteggio dei punti, sommando tutti i valori delle carte calate, più i punti bonus per ciascun set di carte dello stesso livello o comprendente carte di tutte le casate, inoltre i bonus garantiti dalle carte acquisite tramite la maggioranza. E naturalmente vince il giocatore con il punteggio più alto.

Alla lettura del regolamento, Fall Fest mi aveva incuriosito molto: sembrava potesse esser nelle nostre corde. Devo dire però che non ci ha convinto appieno. La meccanica è buona e funziona, ma tutte le volte che lo abbiamo provato la sensazione è stata quella di un gioco un po’ appesantito. La grafica non aiuta molto: ad un colpo d’occhio immediato le distinzioni fra le casate non sono così nette, e gli sfondi colorati sono molto tenui. Inoltre i disegnatori hanno evidentemente puntato sul disegno dei personaggi, che ricordano un certo stile alla “Peter coniglio” anche molto bello, ma che finisce per relegare le icone in secondo piano. E ve ne sono parecchie: in ogni carta troviamo infatti l’icona mestiere, l’icona casata e l’icona valore della carta. Le carte dei topolini recano anche un numero diverso di teste di topini, che serviranno per conteggiare e poter prendere le carte maggioranza dei topi. Insomma una molteplicità di informazioni che non saltano immediatamente all’occhio ma richiedono un esame accurato di ciascuna carta, con un inevitabile effetto di rallentamento.

Inoltre occorrerà verificare continuamente i requisiti di maggioranza per il possesso delle carte bonus, così che questo conteggio dei mestieri e delle casate si ripeterà ad ogni turno. Il che, con una grafica poco immediata, rende il flusso della partita un po’ farraginoso. In sintesi, i disegni sono anche belli, ma ai fini del gioco questo non aiuta.

Il tema non è così sentito come ci si aspetterebbe, anche perché è un gioco astratto e i nostri sforzi tenderanno a focalizzarsi sulla interpretazione e il conteggio delle icone e non avremo molto tempo o attenzione da dedicare alle illustrazioni.

Le meccaniche sono note, e in realtà fanno funzionare bene Fall Fest. C’è da dire però che i giocatori tenderanno a concentrarsi sulla massimizzazione del punteggio, mentre raramente ho visto una interazione diretta consistente. La maniera in cui realmente daremo fastidio agli altri consisterà nel soffiarci reciprocamente le carte bonus, per il resto resta solo l’interazione indiretta che deriva dalla possibilità di scegliere dal mercato carte che altri avrebbero voluto acquisire. Per questo dovremo adottare una certa flessibilità nella costruzione dei set di carte, rimodulando le nostre scelte secondo le carte che il mercato effettivamente ci offre o che altri giocatori ci hanno effettivamente lasciato. Alla fine dei conti Fall Fest rimane però la sensazione di un gioco nel quale ciascuno tenderà a concentrarsi in primo luogo sul proprio “orticello”, e solo in seconda battuta, se è un giocatore abbastanza scafato, cercherà di tenere d’occhio la situazione degli avversari, per impedirgli di fare troppi punti.

Insomma, la meccanica c’è, il gioco pure; però non ci ha entusiasmato come ci saremmo aspettati.

Il commento di mio marito: “dammi il tuo bonus!”