Ricordo, da piccola, i giochi con i miei fratelli: giochi da tavolo come Monopoli, Super Cluedo, e mi rendo conto che invece con gli adulti si giocava giusto a Capodanno a tombola, oppure durante l’estate con i nonni a carte.
Oggi, da mamma, scelgo i giochi da regalare ai miei figli e mi sono resa conto di quanto il panorama ludico sia cambiato: è un panorama vastissimo ed in continua crescita e soprattutto è un mondo che offre una varietà tale che è impossibile non trovare un gioco che accomuni i gusti di figli e genitori.

Ci sono una serie di opportunità, nel condividere il gioco con i propri figli. Sicuramente è un momento di confronto, in cui si può traghettare il bambino a superare le difficoltà, oppure aiutarlo a far fronte ad una sconfitta, e al tempo stesso scoprire le attitudini personali dei nostri figli. Potremo ancora scegliere meccaniche o tematiche in continuità con il percorso scolastico e magari aiutare i bambini a superare uno scoglio linguistico, matematico o mnemonico in maniera leggera; mio figlio, ad esempio, aveva difficoltà a capire il concetto delle griglie in prima elementare e ha trovato molto giovamento nel giocare a Battaglia navale: magicamente, giocando, ha risolto tutti i problemi che incontrava di fronte al libro degli esercizi. Finite le partite, gli ho fatto notare che giocando aveva fatto proprio quanto richiesto dal quel difficile esercizio di matematica e questa “scoperta” lo ha gratificato, gli ha dato nuovo entusiasmo e il problema degli esercizi sulle griglie non si è più posto.

Oggi mi ritrovo spesso a considerare giochi che vertono sul linguaggio come Upwords, Scrabble, o Bananagrams, perché il secondo inizia le elementari e presto li potranno giocare insieme: il grande potrà aumentare il suo vocabolario, mentre il piccolo potrà consolidare le sue competenza di lettura e di grammatica. Naturalmente il gioco ha una vocazione pedagogica da che mondo è mondo ma ci sono giochi più “scolastici” ed altri meno. I giochi “scolastici” non sono necessariamente noiosi o poco allettanti, anzi le case editrici si impegnano a produrre titoli accattivanti e di qualità molto elevata in termini di divertimento, materiali e meccaniche; ci sono giochi pensati per gli educatori, ispirati a libri utilizzati negli asili e nelle materne (come Il libro delle emozioni o il Gruffalò), ci sono intere linee di giochi educativi come la Ludic che propone giochi tarati su specifiche difficoltà di apprendimento.

Ma anche i giochi che hanno come fine la pura esperienza ludica insegneranno inevitabilmente qualcosa al bambino e soprattutto al genitore che guarderà il figlio giocare, perché spesso le dinamiche mettono in luce lati caratteriali, difficoltà di comprensione, capacità di gestione delle emozioni; i bambini imparano il gioco organizzato e entro la cornice delle regole si immergono in dinamiche reali di confronto con coetanei e, nel caso del gioco con gli adulti, con dinamiche di confronto con i grandi, ma sempre mediate e ammorbidite dalla finzione del gioco.
Questo permette di analizzare, intervenire e forse risolvere vari problemi di ordine caratteriale come l’insicurezza, l’incapacità di gestire l’imprevisto, la frustrazione di non esser stati abbastanza bravi o vincenti, e infine possiamo insegnare loro il gusto dello stare insieme gestendo la competizione. Altro aspetto da non sottovalutare è il fatto che possiamo gradualmente implementare le capacità di attenzione del bambino, semplicemente proponendogli giochi via via più complessi ed esigenti dal punto di vista delle meccaniche.

Di contro, da genitore, posso seguire i miei figli nella giornata senza dover continuamente urlare. Spesso proporre un un gioco da tavolo è sufficiente per interrompere un momento di particolare caos o semplicemente per tenerli occupati nei tempi e nei modi opportuni. Oltre a preservare le mie corde vocali e i miei timpani, mi diverto con loro ed il tempo diventa allora il famoso “tempo di qualità”. Sono certa che i miei figli ricorderanno le partite con mamma e papà e questo non potrà che essere un bene.
Naturalmente, anche in questo caso dobbiamo evitare di forzare un bambino che non abbia voglia o al quale il gioco da tavolo proprio non vada giù, se non vogliamo ottenere l’effetto contrario. Sono tuttavia portata a credere che con la varietà di giochi oggi in commercio un titolo adatto anche al più ritroso giocatore lo si finirà per trovare. Molti giochi possono poi essere facilmente portati con sé, così che al limite si può pensare di intrattenere un bambino anche mentre si sta aspettando una portata al ristorante, durante una fila alla posta, mentre aspettiamo sotto l’ombrellone le famose 3 ore di digestione prima del bagno, e in tante analoghe situazioni, potenzialmente devastanti per noi genitori.

Il gioco è oramai entrato anche negli ambienti lavorativi di un certo livello, perché se ne riconoscono i pregi formativi. Soprattutto, si è superato il concetto che sia una attività legata al mondo infantile (i grandi strateghi militari si sono sempre serviti di simulazioni di questo genere). La verità è che il gioco aiuta tantissimo anche noi adulti, stanchi da una settimana di lavoro, oppure agitati da preoccupazioni di varia entità; possiamo, sedendoci al tavolo, trovare un momento di svago che, richiedendoci una certa concentrazione, ci obbliga a metter da parte l’agitazione e le preoccupazioni del momento, aiutandoci a ridefinirle ricondurle alla loro giusta dimensione esistenziale. Questo aspetto viene spesso trascurato, in quanto si pensa al gioco solo come momento di divertimento in compagnia; in realtà il gioco può esser un aiuto per tutte quelle situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a distrarre la nostra mente da un particolare problema. Certamente, non potrà sostituire un terapeuta né alcun tipo di percorso specialistico; certamente iniziare a giocare con i giochi da tavolo non sarà un nuovo problema.

dicono i grandi: “Non insegnare le discipline con la costrizione, ma come giocando; potrai così scoprire le tendenze individuali di ciascuno.”
Platone, repubblica
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