Una guida semiseria per i profani

Adoro leggere i libri, da quando mia madre mi regalò un’edizione per bambini di “Piccole donne”. Da allora ne ho divorati migliaia, ma la modalità di scelta è rimasta pressoché la stessa: guardo il titolo, la copertina, e già l’ho scelto! Crescendo, poi, ho scoperto che, magari, leggere anche quelle due righe sulla quarta di copertina poteva aiutare…

Ecco, più o meno, seguo lo stesso metodo anche quando scelgo un gioco! Se mi piace il nome, vale la pena approfondire, e così guardo la scatola: per un attimo mi chiedo se entrerà nella mia libreria, poi accantono il pensiero dicendomi che un posto lo troverò sicuramente. Poi c’è la componente “grafica e materiali”: a me piacciono i giochi molto colorati, che hanno elementi 3D, che includono tanti oggettini, Meeples (i segnalini dei personaggi, di solito stilizzati), casette, dadini, meglio se in legno, al limite in carta.

Ma al di là di queste considerazioni di ordine estetico-affettivo, esistono certamente criteri un pochino più “scientifici”, ma comunque alla portata dei profani, per non andare proprio a caso. In particolare, possiamo considerare questi fattori: tema del gioco, durata, meccanica, numero e qualità dei giocatori.

Il tema del gioco è molto importante, e se si tratta di un regalo, forse anche decisivo. Se, ad esempio, il mio amico è appassionato di western, andrò su un Bang, piuttosto che su un Co2, di argomento ambientalista. Agli appassionati di giardinaggio consiglierò invece Topiary, e così via. Bisognerà ancora considerare se si prediligono le ambientazioni simil-reali e immersive, o se si è più portati alle configurazioni e alle rappresentazioni astratte.

Su di uno stesso tema saranno poi disponibili diverse meccaniche ed esperienze di gioco piuttosto varie, secondo che si tratti di un gioco di carte, di piazzamento lavoratori, di gestire le risorse, di affidarsi ad un lancio di dadi…Le meccaniche possono effettivamente decidere il successo del gioco che compreremo, e molto faranno affinché sia giocato fino al logoramento o, piuttosto, sia lasciato a prendere polvere in una libreria. Anche qui bisogna imparare a conoscere noi stessi (o i giocatori a cui destineremo il gioco): se si è più inclini all’azzardo delle carte o dei dadi, se si prediligono strategie di lungo termine, o se si ha invece una mentalità piuttosto “gestionale”. Se poi i destinatari sono già esperti, potremmo scegliere un gioco con più elementi da gestire, altrimenti sarà meglio prediligere giochi con poche regole lineari.

Quanto alla durata, troveremo utili indicazioni nelle informazioni stampate sulla scatola. Io tendo a distinguere i giochi in questo modo:

  • Giochi che “una partita tira l’altra”: non troppo impegnativi, del tipo che li puoi fare mentre rispondi alla chat di scuola su Wapp; solitamente sono sotto la mezz’ora.
  • Quelli in cui devi essere presente, in cui le distrazioni telefoniche potrebbero risultare fatali… e di solito durano tra la mezz’ora e i 90 minuti.
  • Quelli infiniti, in cui l’attenzione richiesta è quasi pari a quella di un esame universitario. Di solito chi li gioca viene segnalato a Chi l’ha visto. Questo genere non abbiamo mai avuto abbastanza tempo per poterlo giocare.

Come regola generale: Se la durata indicativa rimane entro i 60/90 minuti, che di solito è il mio massimo, già si sta facendo prepotentemente largo nella mia libreria.

Attenzione, però, l’indicazione di durata non è così affidabile: mio marito mi distrugge a Santorini in 5 minuti, e non è il suo tempo di gioco: il fatto è che i nostri gusti in fatto di meccaniche non sono del tutto affini ed un gioco scacchistico come Santorini riesce assai meglio a lui che a me.

Personalmente poi, preferisco i giochi con poco da leggere mentre si gioca, quelli che vengono definiti “indipendenti dalla lingua”, perché non hanno praticamente testo nel materiale che usiamo, carte o tessere che siano; il fatto è che sono un po’ impaziente…

E qui passiamo allo scoglio “giocatori”. In effetti è fondamentale capire, in primo luogo in quanti si gioca. Noi ad esempio, siamo soliti giocare con amici e parenti; tendenzialmente siamo in 4 ma capita, durante le feste, di arrivare ad 8. Ora, è bene sapere che il più dei giochi è per 2-4 giocatori, che effettivamente è la media. Comunque sul numero dei giocatori la scatola potrà darvi indicazioni inequivocabili. Quel che non potrà mai dirvi, però, è con quali persone val la pena di giocare a quel gioco.

Scatola di Villainous

Nel nostro gruppo, abbiamo amici con cui intavoliamo giochi dalle meccaniche astratte e strategiche tipo Azul o Santorini, altri preferiscono giochi di piazzamento lavoratori come Viticulture ed Endeavor; abbiamo poi giochi di carte abbastanza trasversali come Villainous o Colt express. In presenza di persone poco avvezze, ma desiderose di provare, intavoliamo giochi collaborativi, come Pandemia. Poi c’è il party-game, il classico gioco che tiri fuori dopo cena, tanto per aiutare la digestione; e quelli spesso sono da 3-12 giocatori. Noi ne abbiamo vari, anche perché sono amatissimi dal piccolo di casa. Qui citerei Jungle Safari e Happy salmon!, per i più piccoli (o anche per adulti che vogliono ridere), i classici Dixit o Las Vegas Party, o ancora il supercaciarone Misantropia. Giochiamo inoltre moltissimo con i nostri figli, quindi abbiamo molti titoli pensati per loro, come Ice team e Jurassic snack.

Un capitolo a parte è quello dei giochi Legacy: hanno meccaniche particolari che richiedono un gruppo fisso di giocatori, poiché sono concepiti in modo che lo scenario si modifichi ad ogni sessione di gioco; è come scrivere una storia giocando: ogni scelta sarà definitiva e deciderà il prosieguo futuro di ogni altra partita. Il loro limite è appunto che se li si inizia a giocare con determinate persone, in seguito non si potrà modificare il numero di giocatori e, in effetti, non sarà neanche bene giocarli con persone diverse da quelle iniziali. Perciò, o si dispone di un gruppo ben motivato e fedele, intenzionato a giocare nel tempo, oppure non si riuscirà ad intavolarli come si vorrebbe…questo è il motivo per cui non abbiamo Legacy in libreria, anche se ne proveremmo volentieri un paio.

Pandemia: componenti

Sulle scatole di alcuni giochi si trovano poi dei loghi strani: ecco, quelli possono aiutarci a capire molto. Il primo che mi viene in mente è il simbolo assegnato al vincitore del concorso “Gioco dell’anno”: viene conferito da una giuria in occasione della manifestazione del Lucca Comics & Games. Questo premio viene dato ai giochi “introduttivi”; quelli, per capirci, che sono alla portata di tutti, di solito facili da capire e con un regolamento leggero, che si risolve in poche pagine. Ecco, nella nostra libreria ce ne sono parecchi con questo logo, perché all’inizio della nostra carriera di giocatori ci siamo aggrappati a questa scialuppa per non disperderci in mezzo al mare ludico, e devo dire che ci ha sempre portato a riva sani e salvi!

Analoghi premi vengono assegnati anche in Francia, Spagna e Germania, perciò non è raro che sulle scatole si trovino le rispettive menzioni: “As d’or-Jeu de l’Année”, “Juego del Año”, “Spiel des Jahres”. Colt express, ad esempio presenta sia quello italiano sia quello tedesco, e all’epoca vinse pure il titolo spagnolo; della serie, prendetelo ad occhi chiusi!

La scatola di colt express

Altro dato da tenere in considerazione, è l’età consigliata. Questa indicazione, però, è spesso fuorviante perché dipende dalle prescrizioni di legge e dai sistemi di classificazione dei diversi Paesi; così, ad esempio, succede che alcuni giochi riportino un minimo di età che potrebbe essere tranquillamente abbassato.

Certamente poi, tutti questi elementi – età, tipologia e meccanica del gioco, durata – possono essere valutati al meglio, perché no, provando il gioco in prima persona: ci sono molti negozi e locali specializzati che lo permettono!

Oppure ci sono le recensioni: potete trovare intere partite su youtube, e vi consiglio di vederle… anche se può essere un’arma a doppio taglio, perché da quando guardo le partite, ho depennato solamente un paio di titoli dalla mia lista dei desideri, a fronte di non so quanti altri titoli aggiunti!

Infine, com’è giusto che avvenga, rimane sempre una certa dose di azzardo. C’è il gioco che scopri per caso leggendo un commento su fb, e che, senza conoscere meccanica, numero di giocatori, né durata, decidi che sarà tuo, fosse l’ultimo gioco che compri (impossibile)! Ma come non vedere un segno del destino in certi titoli? Così mi è arrivato Villages of Valeria: “Valeriaaaaaaa! Si chiama Valeriaaaaaaaaa…mio, mio, miooooooo!”. Ecco, un gioco si può comprare anche così, uno solo però, non esagerate; tanto poi, al limite, se proprio non dovesse piacervi, potrete sempre regalarlo. In fondo, come dice sempre mia cugina Luisa, un gioco sbagliato può capitare, ma serve anche quello per capire cosa ci piace e trovare quello giusto al prossimo giro! A me è andata bene, perché Villages of Valeria ci è piaciuto molto. Ma come poteva non essere un buon prodotto? In fondo porta il mio nome…

I Componenti di Villages of Valeria

Come acquisto IO:

  • Valeria: : “Paolooo, ho visto un unboxing (cioè: gente strana che guarda altra gente strana che apre una scatola e ne tira fuori il contenuto), dobbiamo assolutamente comprarlo, è bellissimo!”
  • Paolo: “come si gioca?”
  • Valeria: “Hai visto i bambù tutti colorati?”

Come acquista Paolo:

  • VALERIA: ”Paolo, ho fatto il carrello; metti i dati della carta che non vorrei fare casini!”
  • PAOLO: “—“

questi ed altri giochi li trovi qui