Bere fino all’eccesso è bello solo se lo fai giocando a carte! Questo gioco di carte affronta un tema delicato con la giusta ironia.

Bacaro è il classico gioco caciarone per farsi due risate in una serata tra amici. Per le meccaniche e la cattiveria ricorda molto giochi come Uno, Bang o Exploding Kittens, quelli che ad un certo punto non ci interessa neanche più vincere, ma solo fare fuori gli altri.

  • Numero giocatori:2-5
  • Età: 16+
  • Casa Editrice Recensita: Demoela giochi
  • Autori: Riccardo Messina e Cesare Gasparini
  • Tempo di gioco: 20’
  • Ingombro sul tavolo: Minimo*

(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante, tavolo da 6+ persone).

In una scatola rettangolare molto contenuta troviamo tutto il materiale, cioè, un mazzo di carte, di buona qualità, ed il regolamento.

Questa è una seconda edizione di Bacaro che però non ha modificato nulla di sostanziale rispetto alla prima. Le carte contengono del testo e questo rende il gioco dipendente dalla lingua: invece sul piano dei colori direi che i daltonici non avranno problemi a giocarlo.

Lo scopo del gioco è sopravvivere al Bacaro tour Veneziano mettendo fuori gioco gli altri giocatori. Il mazziere, scelto a caso, distribuisce 1 carta “Integratore flora batterica”, 1 carta “punti ombra” e 1 carta “Gondola ticket” ad ogni giocatore. I giocatori metteranno la carta “Gondola ticket” a faccia in giù sopra la carta “punti ombra”, che utilizzeranno come conta punti durante la partita. Si distribuiscono 6 carte a testa, che vengono aggiunte alla carta flora batterica già in nostro possesso; questa sarà la nostra mano di partenza.

Al nostro turno, pescheremo 3 carte dal mazzo coperto e le aggiungeremo alla nostra mano, dopo di che potremo giocare quante carte vogliamo dalla nostra mano, senza alcun limite di numero, applicandone di volta in volta gli effetti agli altri giocatori. Alla chiusura del nostro turno dovremo però pescare una ulteriore carta dal mazzo coperto e risolverla subendone gli effetti (positivi o negativi che siano). Gli effetti negativi i toglieranno carte, e soprattutto aggiungere punti ombra. Dovremo però fare attenzione a non esagerare. Quando infatti avremo raggiunto il limite dei punti ombra, quando cioè il contatore dei punti segnerà “imbriachi spolpi”, dovremo uscire dal gioco. Usciremo ugualmente dal gioco anche se ci troveremo a subire l’effetto “blocco intestinale” senza poter rispondere con una carta ”integratore flora batterica”. Naturalmente in Bacaro non mancano carte speciali che innescano azioni extra come annullamento di altre azioni, oppure che innescano conseguenze sulla carta “Gondola ticket”.

La modalità di fine della partita dovrà essere definita all’inizio del gioco, scegliendola fra due possibili: modalità One shot cioè la partita termina con l’eliminazione il primo giocatore; in questo caso tutti i giocatori rimasti saranno i vincitori. Modalità Last one Standing si continuerà a giocare man mano che i giocatori saranno eliminati, finchè non ne sarà rimasto uno solo.

Bacaro è un gioco di carte molto divertente ma anche cattivissimo, Tommy stranamente non si è accanito contro di me ma contro il papà; il che è stato una bella novità (dal mio punto di vista). Il gioco ci permette di scegliere quante carte giocare di volta in volta: la sua strategia preferita è giocare una, massimo due carte, nei primi turni così da riempirsi la mano di carte, che con un sapiente gioco di combo gli permettano di massacrare gli avversari tutti in una volta.

C’è da dire che non potremo scegliere la persona da vessare, poiché gli effetti della carte si applicheranno sempre al giocatore alla nostra sinistra (a meno che non si inverta il giro con apposite carte) questa regola consente in ogni caso di rendere il gioco più bilanciato, impedendo accordi scellerati fra singoli giocatori.

Ho trovato molto simpatica la regola del “bevemo l’ultimo” che ci costringe a chiudere il nostro turno pescando una carta da giocare contro noi stessi, cosa che spesso ci danneggia assai.

Per il resto Bacaro è un classico cattivo di carte, tipo “uno”, solo che è ambientato in quel di Venezia ed è molto divertente il fatto che i titoli delle carte richiamino il dialetto. Una su tutte la carta “Ghebo” (in pieno mood del gioco: no, non ve lo dico che cosa vuol dire!).

Apparentemente, o almeno alle prime partite, dovremo faticare un po a capire gli effetti delle carte, e a valutare il loro potenziale offensivo. Ma c’è da dire che dopo un numero esiguo di partite, avendo avuto modo di leggere e giocare quasi tutte le tipologie di carte, potremo sviluppare una strategia piuttosto consapevole.

Alcune carte sembrano danneggiarci più che beneficiarci, ma una volta compreso come gira il mazzo, impareremo a giocarle al momento giusto per indebolire tantissimo i nostri avversari; a questo punto l’iniziale sensazione di incertezza, che potremo aver provato nella prima partita, lascerà il posto ad un certo compiacimento machiavellico!

Naturalmente trattandosi di un card game basato sulla pesca dal mazzo, contiene una dose di alea abbastanza alta, ma rimarrà sempre un margine per controllare la strategia, così che non capiterà mai di sentirsi totalmente impotenti. Anche quando un assalto avversario ci abbia costretto a scartare tutta la nostra mano, il meccanismo della pesca di 3 nuove carte, non mancherà di offrirci l’occasione per una dolce vendetta.

L’autore e la casa editrice Demoela stanno già elaborando delle espansioni che promettono, con 22 nuove carte, di aggiungere un partecipante al tavolo, o introdurre eventi tipici della vita veneaziona, ad esempio, l’acqua alta, la regata storica, il Redentore, il carnevale, etc. etc. con imprevisti annessi! Sicuramente questo arricchirà il gioco aggiungendo interazione (come se già non ce ne fosse abbastanza).

Consiglio Bacaro per una serata divertente e leggera: si adatta a tutti e la semplicità delle meccaniche lo rende accessibile anche ad una età inferiore a quella indicata; per il tema, rimando invece al vostro giudizio!

Il commento di mio marito: “la biondina in gondoletaaa…(hic)