Dieci è arrivato da una Befana molto speciale in un tempo molto particolare, regalo per Tommy, il quale è stato subito attratto dalla miriade di fiches colorate. Io a malapena conoscevo la casa editrice Ludic e quindi sono stata molto contenta di provare un loro gioco.
- Numero giocatori: 2-10
- Età: 6+
- Casa Editrice Recensita: Ludic Headu
- Autori: Dave De Vega
- Ingombro sul tavolo: minimo*
(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

Dieci è una variazione su quello che a casa mia si chiama Saltacavallo e che si gioca a Natale, tanto è vero che dopo due anni che giocavamo a dieci solo noi 4, quest’anno abbiamo deciso di portarlo al pranzo del 25 Dicembre. Appena si è iniziato a sparecchiare i tavoli, e si è cominciato a proporre il tradizionale Saltacavallo, noi abbiamo rilanciato con Dieci e devo dire che i parenti si sono fatti convincere senza grossi problemi (in realtà c’è stata una modifica sostanziale all’approccio del gioco, ma la spiegherò più avanti).

Ci sediamo al tavolo con 3 cugini coetanei dei miei figli, con i nonni, e qualche zio; il tempo di spiegare le carte, farle vedere a tutti e fare un giro di prova, ed ecco che arrivano altri due zii pronti ad unirsi alla partita, così parte un nuovo spiegone e via… Iniziamo a giocare – va beh io nel frattempo perdo due vite ai primi giri subendo la fortuna di Tommy che mi sta seduto accanto – e ci dobbiamo interrompere perché l’ennesimo zio chiede di unirsi: così parte il terzo spiegone con annesso problema che nel frattempo siamo diventati più delle fiche disponibili, ma rimediamo prendendo 5 carte a caso da un mazzo lì vicino.
Riprendiamo la partita, in verità non saprei dire chi abbia vinto, la durata è stata insolitamente lunga ma i bambini si sono divertiti tantissimo e finalmente Tommaso ha potuto giocare a pieno numero(e più) questo gioco che, obiettivamente, in 4 non dà il massimo, ma che per Natale o serate da party game è perfetto.

Ora l’unica modifica che abbiamo dovuto fare per convincere tutti a sedersi a giocare, è stata l’introduzione di una puntata minima di 10 cent a vita, mentre il gioco è concepito per eliminare il fattore di azzardo tipico dei giochi di questo genere, sostituendo i soldi con le fiches colorate. Dopo aver giocato tranquillamente, a fine partita, mentre alcuni di loro ipotizzavano di prenderne una copia, ho fatto notare che la linea della Ludic ha una caratteristica fondante e cioè l’aspetto educativo.
Questa mia affermazione ha suscitato sorpresa e mi è stato chiesto: “cosa ci sarebbe di educativo in Dieci?” Lì è partito il 4 spiegone della serata, che mi permetto di riportare qui, perchè secondo me esprime bene il significato di questo gioco. In primo luogo va osservato che, come indicato dal cuore disegnato sulla scatola, il gioco intende promuovere l’intelligenza personale, sviluppando nel bambino capacità di scelta razionale e in certa misura anche di “lettura” delle relazioni degli altri giocatori (come quando capisci di aver rifilato al tuo avversario una carta di valore inferiore rispetto a quella ricevuta).
In secondo luogo, trovo molto interessante il fatto che Dieci riesca a trasformare un gioco che nasce d’azzardo in qualcosa di divertente in sé stesso a prescindere dalla prospettiva della vincita monetaria. E questo risultato è dato dal fatto che le carte sono molto divertenti, e quindi anche l’effetto spiacevole della perdita di una vita può essere occasione di una risata. Ora, è stato bello anche giocare nella forma più tradizionale con i soldi – le tradizioni natalizie hanno sempre il loro gusto – ma trovo molto educativo il fatto che i bambini possano imparare che certe dinamiche di gioco sono divertenti in sé stesse anche a prescindere dalla prospettiva di un guadagno: una consapevolezza che, certamente, un adulto può conservare anche quando gioca con i soldi, ma che per un bambino non è sempre scontata.

Il commento di mio marito: presto anche voi imparerete ad apprezzare la puzzola!












