Nell’anno che ricorderemo tutti per la pandemia, sono usciti in italiano dei giochi molto interessanti. Fra questi c’era Back to the future, che a me è arrivato a Natale, come regalo inaspettato ed assolutamente gradito.
- Numero giocatori: 2-4
- Età: 10+
- Versione recensita:Ravensburger (2020)
- Autori: Ken Franklin, Chris Leder, Kevin Rogers, Matt Taylor
- Ingombro sul tavolo: importante*
(*Minimo: tavolino da bar; Medio: tavolo da 4 persone; Importante: tavolo da 6+ persone)

Back to the future è un cooperativo. Non abbiamo moltissimi cooperativi in libreria perché, erroneamente, pensavo non ci potessero piacere, mancando la competizione fra giocatori; poi mi sono convinta a provare Pandemia, gioco cooperativo per eccellenza, e lì abbiamo scoperto un amore incondizionato per questo tipo di gioco. Back to the future è capace di dare un’esperienza di gioco assolutamente piacevole, nella quale, qualsiasi sia il numero dei giocatori, la sensazione è di avere tutto sotto controllo, fin quasi troppo facile…ed infatti abbiamo sistematicamente perso! Il bello dei giochi cooperativi, a parer mio, sta proprio lì: nella sensazione che in fondo hai tutto sotto controllo, che il gioco è semplice e che la strategia adottata è quella vincente, e poi…

Back to the future si compone di una plancia, nella quale sono rappresentati alcuni luoghi-chiave dei film, collocati su quattro linee temporali diverse: il presente di Marty (1985) il futuro (il 2015 come se lo immaginavano allora) e poi il passato, il 1955 e il 1885 (ricordate quando Doc è finito nel Far West?). Poi quattro DeLorean in plastica dura di colori diversi, una in ciascuna linea temporale, con le quali ci muoveremo orizzontalmente, da un luogo all’altro di quell’epoca, oppure trasversalmente da un’epoca all’altra.. ma attenzione a non incontrare noi stessi! Naturalmente non poteva mancare Biff, anzi ben quattro Biff da prendere a pugni, al grido di “Hey tu, porco, levale le mani di dosso!”. A guidare i nostri movimenti nello spazio-tempo, un mazzo di carte evento, che inevitabilmente incasinerà i nostri piani, aggiungendo situazioni da risolvere, privandoci di dadi utili… eh sì, in questo gioco i dadi la fanno da padroni, non l’avevo scritto?
Sarà nostro compito rimediare ai paradossi prodottisi a causa dei viaggi nel tempo, riportando alcuni oggetti sparsi qua e là, ciascuno alla sua giusta collocazione spazio-temporale: ad esempio il vestito da ballo della mamma di Marty, finito non si sa come in un improbabile Far West!
Ad ogni turno lanceremo i nostri dadi e cercheremo di coordinarci per ottimizzare i movimenti di ciascuno. Un aspetto molto interessante di Back to the future, è l’introduzione del “dado oscillatorio”, ovvero la previsione della possibilità di lasciare uno dei nostri dadi in uno qualsiasi dei luoghi della nostra linea temporale, mettendolo a disposizione di chiunque passi in quel luogo in una delle linee temporali successive alla nostra. Come nel film: vi ricordate la lettera scritta da Doc a Marty? Ecco, il dado oscillatorio funziona proprio così: io lascio un oggetto alla Torre dell’Orologio nel 1885, così che chiunque ne abbia bisogno potrà recarsi alla Torre ed usarlo nell’epoca che gli serve.

Le carte sono belle e piccoline, la plancia robusta, i token DeLorean e Biff sono bellissimi, i dadi sono colorati…insomma, il materiale direi che è buono!
Back to the future, al momento di questa recensione, è stato giocato molto; lo abbiamo proposto a giocatori occasionali ed anche a non giocatori: tutti hanno chiesto di poterlo re-intavolare. La prima partita risulta sempre più caotica, ci vuole qualche turno per capire il gioco e le sue dinamiche e di solito, nelle prime partite, quando i giocatori soddisfatti esclamano: “aaaah, finalmente ho chiaro cosa fare!” di lì a un turno si chiuderà con una sconfitta, motivo principale per cui tutti chiedono di rigiocare. La seconda partita si gioca con più cognizione di causa e con più strategia di gruppo, ma il risultato rimane invariato; il gioco ci inganna facendocela credere fino all’ultimo, e non ci si rende conto facilmente di quanto il continuum spazio-temporale si stia incasinando… insomma, Marty, ma tu come cavolo ci sei riuscito per ben 3 film?!

Inoltre, è possibile giocare a diversi livelli di difficoltà: le vostre chances di vittoria tenderanno infatti a ridursi secondo che sceglierete di giocare le varianti soft o quelle più cattive, alle quali – altra chicca per gli appassionati – gli autori del gioco hanno pensato bene di assegnare nomi piuttosto evocativi : passerete più o meno indenni all’Esperimento di scienze; ma già le cose inizieranno a farsi difficili se giocherete in modalità Siamo sul pesante!; le vostre speranze di vittoria diverranno pressoché nulle nella variante Grande Giove!; ma se proprio volete che il gioco vi maltratti, passate direttamente al livello Nessuno può chiamarmi fifone!
A noi Back to the future piace: non sarà il gioco del secolo, ma sinceramente quello ancora non l’ho giocato! Passerete una serata spensierata, tra l’altro ci sarà sempre qualcuno che, ad un certo punto del gioco, vorrà sfoggiare qualche citazione dai film: perché chi è che non ha amato Ritorno al futuro?

Il target di età definito sulla scatola mi sembra assolutamente azzeccato. Ai nostri due bambini non abbiamo ancora proposto Back to the future: in primo luogo, perché della saga conoscono solo il primo episodio, e dunque dobbiamo aspettare che vedano anche gli altri, se non vogliamo spoilerare la storia; ma soprattutto perché penso che un gioco che usa i dadi in maniera predominante e vuole una visione strategica anche piuttosto astratta, risulterebbe troppo complicato per bambini di 6 e 8 anni. Che un oggetto appartenente nel passato possa essere cercato nel futuro e viceversa non è un concetto così semplice da gestire per dei bambini, almeno questa è la mia impressione: credo perciò che certamente glielo faro provare, ma nel futuro.
Il commento di mio marito: Dove andrete non servono le strade…
Trovi il gioco qui











